In questi giorni, sulla questione della vendita dei tram da parte di ANM, ho letto di tutto, sull’argomento è intervenuto “la qualunque”, poteva, quindi, mai mancare la solita provocazione del presidente dell’EAV?
Leggendo i giornali, apprendo che il presidente Umberto De Gregorio si è reso disponibile a comprare, per conto della società che rappresenta, gli undici tram messi in vendita da ANM, di cui sette per la loro demolizione e quattro per utilizzi diversi. Mi chiedo come giustificherebbe contabilmente l’uscita di questi soldi pubblici dalle casse dell’EAV, non tanto per l’acquisto di quelli che sono undici rottami, ma quanto per le spese relative al loro restauro, che, da una stima approssimativa, si aggirerebbe intorno a decine di migliaia di euro per ogni vettura, perché “salvarli” per poi tenerli nei  depositi EAV a cosa servirebbe? Quindi a che pro avanzare una tale proposta ad ANM, dichiarandosi disponibile anche ad attenersi alle decisioni a riguardo della Soprintendenza? Anche perché in fondo, con il dovuto rispetto alla Soprintendenza, si tratta di vetture che non hanno alcun valore storico, dato che della struttura originaria degli anni ’30 non conservano praticamente più nulla. Infatti, queste undici vetture furono totalmente ricostruite fra il 1978 ed il 1980 con la sostituzione totale della cassa, per cui risalgono al periodo della loro costruzione originaria solo i carrelli con le ruote. I tram storici, quelli veri, non sono in vendita, e sono la vettura 1029 completamente restaurata su proposta del Comitato per il Museo dei Trasporti, e la vettura 1004 candidata a diventare tram ristorante. Questi mezzi restano nella piena disponibilità di ANM, la quale annovera, nel suo parco rotabile, altri diciotto di questi tram “ricostruiti” negli anni ’80, i quali l’Azienda sta gradualmente rinnovando adeguandoli agli standard di sicurezza attuali e con una nuova estetica. Io credo che l’amministratore di un’azienda di mobilità pubblica così importante come l’EAV, si dovrebbe preoccupare prima di far funzionare ciò che amministra piuttosto che spendere soldi aziendali per salvare undici rottami. Ricordo al presidente De Gregorio, con il massimo rispetto, che è al comando di un’azienda, la quale, secondo il rapporto “Pendolaria” di Legambiente, gestisce le peggiori ferrovie d’Italia per il secondo anno consecutivo, e che è alle prese con una limitazione di velocità a 50 Km/h imposta per mancato adeguamento dei sistemi di sicurezza, per Cumana, Circumflegrea e Vesuviana. Inoltre la Ferrovia Benevento-Napoli è stata chiusa negli ultimi anni per varie vicissitudini, ora per lavori di adeguamento; non è ancora andato in funzione il raddoppio della Circumflegrea con il secondo binario da Montesanto a Pianura posato da vent’anni; non esercisce la tratta fra Torregaveta e Licola dove tra l’altro essendo stata abbandonata, è stata vandalizzata la stazione. Ad ogni modo, facendo riferimento a questo spirito collaborativo della Regione Campania di cui parla in questa lettera, chiedo al presidente De Gregorio: perché EAV e Regione Campania, che hanno fondi a disposizione, non si fanno carico di allestire un vero e proprio Museo dei Trasporti? In fondo, mezzi d’epoca da salvaguardare sono in possesso di tutte le aziende di trasporto campane: ANM, CTP, AIR e la stessa EAV, sempre che non li abbia demoliti. Il sospetto è che, invece di un concreto interesse storico, finora mai dimostrato in questi anni dai presidenti De Gregorio e De Luca, si tratti della solita propaganda, soprattutto per far passare gli amministratori delle altre aziende di trasporto, come incapaci di tutelare quei beni aziendali che sono patrimonio della collettività.
Rosario Di Lorenzo
segreteria nazionale demA
con delega ai trasporti e alle infrastrutture
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