Da un po’ di tempo capita sempre più spesso di leggere documenti ed articoli, ascoltare interviste, nelle quali si invoca con decisione “serve una legge per Napoli perché il prossimo Sindaco non può governare in queste condizioni”.

Siamo di fronte ad un esempio plastico di come si manifesta la crisi della politica.

Innanzitutto, quando analoga proposta l’ha fatta Luigi de Magistris (2012 e poi quando correva l’anno 2016) molti a tuonare sul Sindaco in presunta ricerca di “aiutini”, mentre ora se ne parla e discute non solo valorizzando la dignità di proposta politica di una legge per Napoli, ma addirittura sostenendone l’ovvietà. Continua un approccio tipico di “istituzione amica, istituzione non amica” per cui il tatticismo e l’opportunismo guidano l’azione dei Partiti tradizionali, che non a caso anche per questo perdono peso ed autorevolezza.

Poi, stupisce l’uso “di parte” del tempo: la proposta non si lancia pensando alla città, e quindi all’ora e subito, ma al dopo: dopo le elezioni chiederemo una Legge per Napoli per risollevare il bilancio. A parte l’emergere in noi di un eco fra questo approccio e il ricordo di vecchie esperienze consumate in questa città talmente pesanti da aver anche forgiato il linguaggio, il rinvio al “dopo elezioni” rappresenta un comodo rifugio per gestire una delle solite campagne elettorali che si sono abbattute sui napoletani: promesse ed impegni mirabolanti agganciati ad una norma che dovrà arrivare. L’amore per Napoli, invocato ad ogni pie’ sospinto, merita ben altro: se il problema di dare linfa al bilancio di Napoli c’è lo si affronta ora. E noi, come Movimento “demA”, non abbiamo mai smesso di operare perché così sia. 

Inoltre, l’obiettivo giusto da perseguire non è “una legge per Napoli”, ma “una legge per i Comuni in piano di riequilibrio”, che poi è una legge che guarda – in special modo – al Mezzogiorno atteso che il 70% della popolazione del Sud vive in Comuni in pre-dissesto. La tragica miopia da superare completamente sta nel fatto che per il legislatore, attualmente, il Comune con un bilancio in attivo ed il Comune con un piano di riequilibrio da onorare sono la stessa cosa, ovvero non c’è alcuna attenzione al fatto che si decidono misure identiche per condizioni diverse (il massimo dell’ingiustizia, come ha ripetuto in diverse occasioni don Lorenzo Milani). Un esempio: gli 80 euro del Governo Renzi sono stati finanziati, in parte, con riduzioni di spesa a carico delle Amministrazioni pubbliche, peccato che Napoli ed i Comuni in riequilibrio già lo stessero facendo per rispettare il pagamento delle rate annuali previste dal Piano. Ergo, questi Comuni hanno raddoppiato il taglio delle spese nello stesso anno. Un altro esempio: nell’anno horribilis 2020 aggredito dal Covid giustamente sono state annullati o rinviati una serie importante di pagamenti. La rata annuale del Piano di rientro è stata confermata (Napoli – 82 milioni di euro).

Infine, il tema altro sotteso alla necessità di una legge per i Comuni in predissesto è relativo al superamento del cd “fabbisogno standard”, ovvero l’attribuzione delle risorse sulla base della spesa storica, che si utilizza per la ripartizione del Fondo di solidarietà comunale, in base al quale chi più ha più continua ad avere. Ad esempio, sulla base di questo criterio il Comune di Reggio Emilia fa la parte del leone in termini di finanziamenti per asili nido e scuole dell’infanzia, mentre Napoli e tutti i Comuni in predissesto arrancano con briciole di trasferimento.

In conclusione: il movimento “demA” rivendica con il suo Presidente, Luigi de Magistris, una Legge per i 300 Comuni in predissesto, da approvare entro la fine del mese di giugno, consentendo così loro, attenuati gli effetti negativi del Covid, di poter intercettare al meglio la ripresa economica e sociale, garantire gli stessi diritti di cittadinanza costituzionale a milioni di persone che oggi ne sono private, praticare l’effettiva unitarietà del Paese.

 

Movimento demA

 

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