Le crisi a cui assistiamo (multifattoriali, multidimensionali, sistemiche) segnano un cambio d’epoca. E’ arrivato al collasso finale, dopo un lungo declino, il modello socioeconomico chiamato liberaldemocratico (caratterizzato da una combinazione tra libero mercato e democrazia rappresentativa) che è stato egemone in Occidente per molti decenni. Un sistema che non riesce più a dare risposte ai bisogni e ai desideri della stragrande maggioranza delle popolazioni della Terra e, al contempo, distrugge le stesse condizioni materiali della vita sul pianeta. E’ in atto un biocidio, un’estinzione di massa delle specie viventi senza precedenti. Il surriscaldamento climatico è il principale, ma non il solo sintomo della insostenibilità del modello socioeconomico dominante.

La ragione di questo fallimento è evidente nella sua semplice essenza: l’incapacità del sistema politico di governare l’economia. Il potere economico si è sempre più globalizzato e concentrato nelle mani di una élite tecno-finanziaria che si è autonomizzata dal potere politico e impone le proprie regole agli stati (attraverso il ricatto del debito, i commerci transnazionali, i brevetti, la privatizzazione della stessa moneta). E’ evidente a tutti che i Parlamenti hanno le armi spuntate. Il potere decisionale reale sta altrove. Le leggi le scrivono le lobby, le campagne elettorali le pagano le lobby, i rappresentanti li scelgono le lobby, quando non decidono di “scendere in campo” direttamente.

Le risposte che oggi si confrontano sulla scena della politica sono essenzialmente due: quella compassionevole e caritatevole, che spera di convincere gli AD e i CEO delle grandi imprese a tenere in considerazione (oltre ai profitti) le esigenze sociali e ambientali, e quella regressiva, che si illude di porre freni alle compagnie transnazionali tramite un ripiegamento su sé stessi e la ricostruzione di muri attorno ai vecchi stati nazionali, con il risultato di esasperare la concorrenza tra le popolazioni di diverse aree geografiche.

Per colmare il vuoto lasciato dal fallimento del sistema liberaldemocratico è necessario far emergere (con urgenza, prima che il sistema imploda dentro imprevedibili buchi neri) un punto di vista all’altezza della crisi: un orizzonte ideale, un punto di vista che tenga assieme valori etici e programmi politici concreti, realisticamente praticabili.

Contributo alla piattaforma programmatica di: Laura Di Lucia Coletti (insegnante), Alvise Marin (tecnico informatico), Guido Pullia (psichiatra), Cristiano Gasparetto (architetto), Filippomaria Pontani (docente di filologia classica), Massimo Renno (cooperazione equa e solidale), Odino Franceschini (insegnante) e Paolo Cacciari (giornalista).

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