La crisi è talmente profonda che non lascia margini ad aggiustamenti parziali. Vanno cambiate le regole del gioco. A beneficio di tutti. Non solo di una parte o dell’altra dei giocatori. Va rifondata la politica, cioè l’assetto dei poteri e le procedure delle decisioni. Va ristabilito il concetto di sovranità, da una parte, e di economia, dall’altra. La sovranità democratica va messa in capo ai popoli (e non ai governi) e l’economia va intesa come pratica di presa in cura della casa comune. La politica non è una professione appannaggio di una casta di politicanti; l’economia non è una prerogativa dei possessori dei capitali e di chi cura i loro interessi (manager, agenti finanziari, economisti).

La Costituzione italiana contiene già i principi guida che potrebbero riequilibrare le forme della democrazia, diretta (sostanziale, di prossimità, consiliare…) e rappresentativa (formale). Così come la Costituzione prevede che i diritti della proprietà individuale siano subordinati agli interessi generali della collettività. Ma la Costituzione è un corpo vivo che va continuamente alimentato dal fuoco dei movimenti sociali.

E’ facile immaginare le nuove regole che potrebbero portare a rafforzare gli istituti dell’autogoverno (referendum, proposte di legge di iniziativa popolare, rafforzamento dei comuni, decentramento dei poteri ecc.) e quelli dell’accesso universale ai beni e alle risorse comuni (pubblicizzazione dei servizi locali, delle infrastrutture fisiche e digitali, del patrimonio comune, ecc.).

Contributo alla piattaforma programmatica di: Laura Di Lucia Coletti (insegnante), Alvise Marin (tecnico informatico), Guido Pullia (psichiatra), Cristiano Gasparetto (architetto), Filippomaria Pontani (docente di filologia classica), Massimo Renno (cooperazione equa e solidale), Odino Franceschini (insegnante) e Paolo Cacciari (giornalista).

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