Da ieri la Campania, su disposizione del Ministro Speranza, da zona gialla entra ufficialmente in zona rossa!
Crolla ogni narrazione di miracolo campano portata avanti dalla Regione.
Sappiamo che è triste e non aiuta nessuno, a questo punto, dire: l’avevamo detto. Ma, soprattutto, l’avevano e l’hanno detto ripetutamente medici, infermieri, sanitari, osservatori, ordini professionali, autorevoli esponenti del mondo sanitario e del giornalismo sul campo.
L’elevato numero dei contagi, soprattutto nel Casertano e nel Napoletano, la situazione di sofferenza del sistema sanitario regionale (il sovraccarico di terapia intensiva e delle aree mediche), che necessita di atti immediati e urgenti (sperando non sia troppo tardi) per far calare in fretta il numero dei contagi, sono i principali motivi alla base della decisione del Governo.
Da giorni, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris, preoccupato per la situazione degli ospedali napoletani ormai al collasso, per le lunghe attese per le ambulanze utilizzate come letti di reparto, per le sofferenze del personale sanitario e medico, per la salute delle persone che non ricevono adeguata e immediata assistenza, per i positivi sintomatici spesso abbandonati presso le proprie abitazioni, chiedeva un intervento del Governo per far chiarezza sui dati e sulla situazione sanitaria campana.
Una situazione drammatica e complessa di fronte alla quale abbiamo dovuto assistere inermi a un balletto di responsabilità tra Governo e Regione, con il tragico epilogo di lasciare intravedere quale unica via possibile, per la limitazione del contagio e la riduzione della pressione sugli ospedali, l’istituzione della zona rossa.
Oggi, dopo settimane di cambi di rotta, di lockdown annunciati e inspiegabilmente non istituiti, di scaricabarile di responsabilità, arriva la riclassificazione della Campania, che, più di altre regioni, si configura come il triste commissariamento di fronte a un “caso Campania” che ha fatto parlare l’intero Paese. Eppure, soltanto poche ore prima, durante la consueta diretta fb, nulla di quanto elencato dal governatore della Regione Campania lasciava presagire un provvedimento simile. Una lunga conferenza stampa durante la quale, tra ingiustificati e poco istituzionali attacchi al Sindaco di Napoli, al Governo, a ministri e consulenti del Ministero della Salute, definendo addirittura “una grande idiozia” le classificazioni di rischio del DPCM, il governatore ha ripercorso per tappe tutti i provvedimenti messi in atto in questi mesi per far fronte alla pandemia. Una lunga disamina, durante la quale alcun riferimento è stato fatto a quel 23 ottobre in cui annunciava una chiusura di 40 giorni, un lockdown regionale, mostrando una tac polmonare di un giovane paziente a giustificazione di una scelta non più rinviabile. Nessun riferimento ad un annuncio shock, non concordato con i vari livelli istituzionali, che ha trasformato una situazione già di per sé difficile e complessa nella rivolta sociale a cui abbiamo assistito, che segnava, ancora una volta, il passare da una situazione definita sotto controllo ad una situazione non più governabile dal punto di vista sociale, economico e sanitario.
Con l’aggravante, che, ad oggi, nessuna parola, nessuna evidenza di dati che possano dimostrare cosa, in questi mesi e in queste ultime settimane, non ha funzionato! Puntuali sono arrivati solo insulti ed attacchi a tutti i rappresentanti ai vari livelli istituzionali. Sappiamo solo che questi ultimi mesi sono stati caratterizzati da ritardi nei tracciamenti, nell’effettuare i tamponi, da carenze nella strategia di programmazione della rete sanitaria che, a fronte di un rapido aumento dei contagi, si è ritrovata impreparata al punto da dover ritenere quale unica scelta necessaria la chiusura delle scuole e dell’università. Una scelta isolata, che, tra attacchi a mamme e figli al plutonio e richiami a immaginari minacciosi, ha generato un clima di insofferenza e di paura ma anche e soprattutto di destabilizzazione generale.
E occasioni perse sono la scelta dell’uno contro tutti, contrapposto alla via del dialogo e della coesione istituzionale; il sovraccarico di un sistema sanitario non potenziato e messo nelle condizioni di non poter tutelare la salute di tutte e tutti e l’unica risposta a tutto ciò è mettere alla gogna i cittadini ritenuti gli unici responsabili dell’aumento del contagio, perché in una regione di colore giallo avrebbero dovuto responsabilmente limitare la loro libertà, o insinuare che in una città come Napoli si dovesse ricorrere alla chiusura di strade e di piazze, fondando su una norma che consente comunquel’accesso alle attività commerciali. Ancora una volta il Governatore ha ritenuto giusto scaricare le sue responsabilità sui cittadini e sul sindaco de Magistris che non ha chiuso il lungomare. Ancora una volta ha perso l’occasione di chiedere scusa ai cittadini campani che, per i disservizi di un sistema sanitario non potenziato e l’impossibilità per tanti di avere accesso ad un presidio diagnostico fondamentale, sono costretti a rivolgersi ai privati con costi non calmierati dalla Regione, che per quanto riguarda i tamponi a far data da ieri obbliga la prescrizione del MMG.
Di fronte a tutto ciò, demA chiede al Governo centrale l’istituzione di un tavolo permanente che monitori la situazione pandemica dei singoli territori a cui far partecipare i sindaci delle città capoluogo al fine di attuare misure omogenee per il contenimento del contagio. Chiediamo inoltre al Governo un monitoraggio continuo degli ospedali della Campania perché a pagarne le spese non possono essere i cittadini che si trovano nella situazione di essere privati dei servizi diagnostici, come quelli per la lotta ai tumori, per l’impossibilità da parte dei medici di inviare in molte strutture pazienti. Senza, naturalmente dimenticare quanto tutto ciò colpisca interi seri settori sociali, per i quali demA chiede al Governo centrale ristori immediati e un’attenzione particolare, affinchè il diritto a vivere una vita dignitosa non confligga con il diritto alla salute.
Movimento demA
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