Partecipa ai tavoli tematici demA

COSTRUISCI IL PROGRAMMA POLITICO DEL MOVIMENTO DEMA

per iscritte, iscritti, simpatizzanti

Dobbiamo crescere e rapidamente. Affermarci compiutamente come un nuovo soggetto politico sull’intero territorio nazionale. Questo il mandato che l’Assemblea nazionale delle iscritte e degli iscritti ci ha consegnato convinti, come siamo, che demA rappresenta un progetto politico e un orizzonte di attesa aperto sul presente e sul futuro.

Per aiutare questo impegno abbiamo sentito, forte, la necessità di dotarci di un Programma, formato da due distinti documenti, per condividere proposta e valori, cioè ciò che costituisce un soggetto politico e che lo caratterizza nell’affollato panorama italiano.

I documenti che proponiamo al vostro approfondimento mediante la partecipazione ai Tavoli tematici sono i seguenti:

  • La Carta dei Valori, ovvero quali sono i valori che caratterizzano un’esperienza originale come demA e che rappresentano un’alternativa democratica per il governo dei territori e del Paese.

  • Il Manifesto, ovvero il “chi siamo” in questo contesto politico fragilissimo nel quale per troppe persone è stato annullato il valore stesso del cambiamento per costruire soluzioni costituzionalmente orientate.

Come partecipare: entra a far parte di uno o più Tavoli tematici. Le proposte che emergeranno contribuiranno ad arricchire i testi che vi stiamo proponendo.

I tempi: intendiamo chiudere questa fase il giorno 27 Dicembre per avere il tempo di ordinare quanto emerso e convocare un’Assemblea nazionale per l’approvazione.

Per partecipare leggi la Carta dei valori, il Manifesto e i “Punti del programma“, argomenti sui quali cominciare a predisporre o a completare il lavoro di definizione delle nostre concrete proposte.

Se condividi la nostra Carta dei valori, il nostro Manifesto e vuoi contribuire alla scrittura del nostro programma, entra nella sessione dei TAVOLI TEMATICI DEMA

  • Mai come ora è necessario lavorare alla costruzione di un’alternativa politica che tenga insieme le tanti voci che animano il nostro Paese, in un processo di convergenza di differenti autonomie, nel rispetto delle reciproche differenze.

    • Rimettere al centro i bisogni e le esigenze delle collettività.
    • Costruire un fronte popolare democratico di liberazione, una coalizione civica nazionale che possa finalmente puntare non alla difesa, ma all’attuazione della Costituzione.

     

    Nel Paese ci sono tante risorse. Nei collettivi, nei movimenti, negli amministratori locali, nelle forze sociali e in quelle produttive, nelle professioni, nel mondo della cultura, del lavoro, dell’istruzione e delle associazioni civiche. Sono queste le risorse impegnate ogni giorno nella società reale, che possono dare un contributo positivo alla costruzione di un altro modo di fare politica.

    Il tuo contributo è importante e puoi darlo partecipando ai 12 tavoli tematici, individuati secondo i principali temi affrontati nella Carta dei Valori.

    Come dare il proprio contributo? Partecipa ai 12 tavoli tematici.

    Ai tavoli tematici potranno partecipare, con i loro contributi di riflessione, tutte e tutti coloro che si iscriveranno. Dal confronto prodotto all’interno di ciascun tavolo, dai contributi dai territori e dalla piattaforma, scaturiranno le proposte da far confluire in un documento finale che rappresenterà il programma politico di demA.

    Ai tavoli tematici puoi partecipare, con il tuo contributo di riflessione, iscrivendoti agli stessi.

    Dal confronto prodotto all’interno di ciascun tavolo, dai contributi forniti dai territori, dagli esiti di questa piattaforma, dalle assemblee che stiamo calendarizzando scaturiranno le proposte da far confluire in testi conclusivi che rappresenteranno il Programma politico di demA.

  • Abbiamo preparato alcune domande e risposte utili per agevolarti nella scelta dei tavoli tematici a cui vuoi partecipare. Se è tutto chiaro, come ci auguriamo, procedi all’iscrizione ai Tavoli.

    D) Posso iscrivermi anche a più tavoli?
    R) Si, certo, tieni conto che per seguire con attenzione i tanti incontri tematici forse è utile non seguirne più di tre.

    D) Non sono iscritto al Movimento demA, posso comunque partecipare anche per comprenderne il funzionamento?
    R) Si, certo, i tavoli tematici sono aperti a tutte e tutti.

    D) Ho fatto richiesta di iscrizione ad un Tavolo ora cosa accade?
    R) Il gruppo di lavoro sui tavoli tematici ti convocherà al primo incontro utile presso le sedi territoriali. Intanto puoi già comunicare a contribuire negli spazi già predisposti.

    D) L’incontro dei vari tavoli avviene solo presso la sede di Napoli?
    R) Non solo, anche presso le altre sedi territoriali. A Napoli abbiamo previsto spazi appositi per ospitare un numero adeguato di partecipanti, ma ad ogni incontro è disponibile anche un link per seguire e intervenire da remoto: è sufficiente avere un smartphone o un computer.

    D) Alla fine di ogni incontro cosa avviene?
    R) Al termine di ogni incontro viene predisposta un documento finale e pubblicato nella sezione tavoli tematici.

    D) Il programma demA si arricchirà quindi con i vari contributi forniti dai partecipati?
    R) Si, periodicamente i punti presentati e condivisi e accettati saranno aggiunti al programma demA.

  • Preleva il documento in formato pdf

    Uno spettro si aggira per l’ Europa: il comunismo (K. Marx, 1848)
    Uno spettro si aggira tra i comunisti: il potere (J. Baudrillard, 1977)
    Uno spettro si aggira nell’Italia di oggi: il compromesso morale.

    Chiunque provasse a rileggere lo scenario della politica degli ultimi anni alla luce del compromesso, vedrebbe che il cerchio si stringe, giacché il compromesso, più che il cinismo, ha ispirato ogni azione della politica degli ultimi governi, nel suo replicarsi, irradiarsi nel corpo della società. Come un gioco antico che muove le sfere del potere, nella costruzione di strategie ciniche indifferenti.

    È il compromesso, come un’azione necessaria al palazzo, che ha ispirato in questi anni i parlamentari a tradire mandati elettorali, che ha portato governi a inginocchiarsi di fronte alle banche, a consentire che flussi di denaro si spostassero da una parte all’altra del pianeta, bruciando miliardi, lasciando cadaveri sulle pubbliche strade, e chiamando ancora tutto questo neoliberismo.

    È dentro questo scenario che si stringe la morsa del compromesso: tra l’interesse personale e di gruppo, il vantaggio politico, il guadagno ammantato di veste istituzionale, la morte del debole. Dove l’obiettivo non è solo vincere, quanto soprattutto umiliare.

    Qualcosa che si gioca direttamente sul corpo delle donne, degli uomini, delle popolazioni in cammino, dei precari come degli indifesi, perfino delle classi medie, cui tutto è precluso, dal diritto alla salute, alla dignità di un lavoro, alla possibilità di tracciare scelte o di costruire, attraverso il proprio impegno e i propri sforzi, un futuro ancora possibile.

    Questo spettro che si aggira per l’Italia ha diversi volti: il freddo tecnocrate che unge la corda, l’antidemocratico che nutre il rancore e narra la favola del diverso che ruba il lavoro e il pane, il giovane rampollo figlio di papà che si inginocchia dinanzi ai poteri forti, offrendo sull’altare delle banche destini e vite, per irrobustire lobbies che si nutrono del futuro degli studenti, dei giovani, come del sangue dei lavoratori. Per lasciare alle proprie spalle deserti.

    Ognuno di questi spettri si dispone sistematicamente in false dicotomie, più che reciprocamente alternative, reciprocamente funzionali.

    Se è vero che il tempo in politica non scorre alla stessa velocità di quello reale, lo scenario italiano degli ultimi mesi ci insegna come un breve lasso di tempo possa sovvertire completamente gli scenari, ridefinendo rispettivamente alleanze e avversari, in una sorta di commedia dell’impossibile che riassegna ruoli, per cui gli avversari di prima sono gli alleati di dopo.

    Così, in Italia, un leader politico può apparire incrollabile un giorno e il giorno dopo attraversare il Rubicone, così come i leader che erano stati messi da parte possono riciclarsi come il “nuovo” di cui il Paese ha oggi bisogno.

    Se fosse una sceneggiatura, quella della politica italiana, la si potrebbe definire come scritta a più mani secondo lo stile dell’opportunità e della necessità di conservazione, un canovaccio che non tiene conto delle regole basilari della concordanza tra passato e futuro, giacché i programmi e le idee, e con essi i destini e le vite che vi si incrociano, vengono all’occorrenza dispersi nel vento.

    L’esempio più eclatante è costituito dal Decreto Sicurezza, che dopo aver riempito il Mare Mediterraneo di croci, come una nuova Dachau, divenendo la base per appelli strumentali alla democrazia, è stato subito messo da parte, per una necessaria concordanza di scambi tutta giocata sui numeri del Governo.

    Analogamente, e sotto gli occhi di tutti, sono il TAV e l’ILVA, dove le istanze della comunità, dapprima sostenute, vengono poi sacrificate per equilibri di Governo.

    Ai tempi del nulla politico, l’unica regola che resta è che tutto è il contrario di tutto: gli ideali e i programmi cambiano, si modificano, le posizioni si sovvertono e le opposizioni diventano maggioranza e viceversa. Ciò che conta è salvare le poltrone, gli incarichi e i ruoli e dare ai mercati internazionali una parvenza di sicurezza e di stabilità.

    La politica italiana ha allora bisogno di un cambiamento reale, e nulla fa più paura ai politici italiani del cambiamento.

    La crisi di Governo ci ha consegnato una nuova maggioranza parlamentare, che non fonda su programmi politici condivisi, tali da garantire una governabilità solida, né poggia su una volontà popolare espressa attraverso il voto.

    Si è passati, infatti, dal contratto dei separati in casa Lega e M5S, al sodalizio degli ex nemici giurati PD e M5S, in uno scenario in cui ciò che conta è la narrazione dei fatti più che la fotografia della realtà.

    Se infatti la Lega Nord è riuscita a fondare il suo consenso sulla narrazione del diverso, facendo leva sull’insicurezza e instillando venti di odio, il Partito Democratico ha costruito la sua neo-ascesa sulla narrazione dell’uomo antidemocratico, ponendosi sulla scena come l’unico eroe salvifico. Così facendo, ha sovrascritto questa alla precedente trama del Jobs Act, dello Sblocca Italia, dell’alternanza scuola/lavoro, del salvataggio delle banche, della deriva securitaria inaugurata con Minniti.

    Analogamente, il Movimento 5 Stelle, dopo aver consentito alla Lega Nord, in un abbraccio mortale di Governo, il raddoppio del consenso, ed aver tradito e frenato quella voglia di cambiamento che il 4 marzo del 2018 il Paese aveva espresso, consente oggi nel Paese il riciclaggio di un vecchio establishment politico, impegnato, neanche troppo, a far perdere le tracce di una precedente esperienza di Governo, che il Paese, tutto, ha giudicato fallimentare.

    Di fronte a uno scenario politico, che alterna maggioranze variabili e ignora la voglia di cambiamento che attraversa il Paese, dove l’opposizione alimenta sentimenti di paura, di precarietà e di insicurezza, è necessario dunque lavorare alla costruzione di un’alternativa politica che tiene insieme le tanti voci che animano il nostro Paese, in un processo di convergenza di differenti autonomie, nel rispetto delle reciproche differenze.

    Rimettere al centro i bisogni e le esigenze delle collettività. Costruire un fronte popolare democratico di liberazione, una coalizione civica nazionale che possa finalmente puntare – dopo oltre 70 anni – non alla difesa, ma all’attuazione della Costituzione.

    Questa è la sfida.

    Nel Paese ci sono tante risorse. Nei collettivi, nei movimenti, negli amministratori locali, nelle forze sociali e in quelle produttive, nelle professioni, nel mondo della cultura e dell’istruzione, nell’ambito delle associazioni civiche. Sono queste, le risorse impegnate ogni giorno nella società reale, che ne conoscono il funzionamento, le contraddizioni, le necessità, i bisogni e gli orizzonti di attesa. Sono queste, che rappresentano la risposta positiva al sentimento di frustrazione e annichilimento che la politica attuale ha generato nel Paese.

    È da qui che si deve ripartire. Per affermare quanto l’Italia non abbia bisogno di opere inutili che inquinano e devastano, ma di opere utili che intervengano sulla fragilità delle nostre coste e dei nostri versanti dell’Appennino, sulla bonifica dei nostri territori, sugli investimenti dell’ambiente, sulla salvaguardia delle biodiversità e sull’accesso per tutti all’acqua, quale bene primario per la coesistenza di tutte le specie viventi.

    Se l’uomo è in movimento, per effetto del suo stesso viaggio lo è anche la natura, secondo una relazione che include il cambiamento. Così oggi assistiamo a deforestazioni, a dinamiche diasporiche, a processi di sterilizzazione dei territori, a progressivi fenomeni di desertificazione. È da tutto ciò, come un monito per tutti, che oggi si alza potente il grido di una rinnovata coscienza politica, che è insieme ambientale ed ecologica, che guarda al paesaggio come un diritto e un bene di tutti, un bene comune.

    È mettendo al centro l’uomo e le collettività che la nostra esperienza Amministrativa ha mostrato quanto sia possibile lavorare nel perseguimento dell’interesse collettivo, amministrare con mani pulite, quanto la questione morale sia ancora così profonda e diffusa nel nostro Paese, e quanto essa non conosca latitudine.

    In questi anni abbiamo dimostrato quanto i beni comuni possano costituire, nelle loro forme diversificate e complementari, una frontiera per tutti, un progetto di relazioni che mette la collettività e suoi diritti essenziali al centro, anteponendo la persona ad ogni pareggio di bilancio o costruzione di debito.

    La nostra esperienza politica ha reso evidente quanto sia fondamentale promuovere il confronto pubblico tra le realtà associative, di volontariato e sociali, protagoniste della rigenerazione urbana, per ascoltarne le esigenze e sviluppare insieme proposte di deliberazione sull’uso sociale e collettivo del patrimonio pubblico.

    Quanto sia stato importante non svendere, ma valorizzare il patrimonio pubblico, attraverso usi temporanei e civici, che hanno dato vita a luoghi di confronto e di sperimentazione di forme di democrazia partecipativa e percorsi di neomunicipalismo, rendendo possibile l’esercizio dei diritti essenziali e attuando i principi fondamentali della Costituzione.

    È cosi che nascono le Nuove Istituzioni.

    E, ancora, quanto, attraverso la funzione del diritto, sia possibile lavorare alla rimozione degli ostacoli che impediscono lo sviluppo della persona (art.3 della Costituzione).

    Al centro, dunque, le persone, la difesa dei diritti e il diritto all’autodeterminazione, le libertà civili, la parità di genere, in un mondo in cui l’orientamento sessuale, e, con esso, la libertà di amare e di essere amati, è ancora motivo di odio e di discriminazione.

    È su questi principi, dunque, che va dunque costruita l’alternativa. Come un’azione orientata alla costruzione di città che possano portare avanti, senza paura, istanze, proiezioni, desideri delle collettività insediate; di giovani che possano determinare, senza paura, il proprio destino; di amministratori che possano praticare, senza paura, i terreni di un diritto che guarda al benessere delle collettività nel loro costruire una visione di futuro. Contro ogni rancore, per la costruzione della pace.

    In ciò, il diritto si fa scudo per tutti i diritti e per la vita della democrazia, per le libertà civili e per l’accesso, per tutti, alle risorse che regolano la vita delle città, per la loro redistribuzione entro filiere democratiche.

    Questo processo è pensiero in movimento, azione politica che cammina sulle gambe di donne e di uomini in grado di rispettare e valorizzare tutte le differenze, affermando, di fronte ad ogni ingiustizia, la difesa delle libertà.

    Se il cambiamento da attuarsi e la complessità delle condizioni presenti necessitano da un lato di autonomia di pensiero (e di scelta) e dall’altro di affermazione di istanze democratiche che riguardino la persona e la collettività, demA, scommettendo sull’alternativa, pone al centro l’improrogabile necessità della battaglia dei tanti contro i pochi. Delle intelligenze vive, delle esperienze, delle biografie, dei sorrisi, delle mani pulite delle tante donne e dei tanti uomini liberi, che raccontano di un’altra Italia.

    È a questo Paese, dunque, che oggi guardiamo. Un Paese fatto di democrazia, di autonomia, di luoghi dove si esercitano i diritti essenziali, di ospedali e luoghi di cura che tutelino il diritto alla salute e il bene della vita e di nuovi luoghi del collettivo che sappiano dare voce all’accoglienza, di costruzioni di futuro per le nuove generazioni e di accesso a un reddito universale, di scuole dove germogli un lessico condiviso, basato su valori universali, dove il singolo, e l’altro, possano incontrarsi nel rispetto delle loro differenze. In un percorso che li tiene insieme.

    In questo senso, Democrazia e Autonomia rappresentano l’immagine del cambiamento. Costituiscono, di fronte al pensiero unico dominante, alle privatizzazioni in atto, alla spoliticizzazione della società, ai venti del rancore e ai trasformismi in corso, un progetto politico e un orizzonte di attesa aperto sul futuro.

    demA: Democrazia e Autonomia.

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    IL MANIFESTO

    Per la solidarietà, l’equità sociale e la costruzione della pace, contro ogni forma di paura, di discriminazione e di odio.

    Per l’autodeterminazione delle donne, degli uomini, dei popoli, contro ogni genere di razzismo, di sessismo, di xenofobia.

    Per la rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Per ogni forma di emancipazione, di liberazione, di progresso sociale.

    Per la parità di genere, la libertà per tutte e tutti di amare e di essere amati, per il rispetto e la valorizzazione delle differenze.

    Per il convergere delle autonomie, ognuna con la propria differenza.

    Per la difesa dei diritti e per un nuovo ruolo del diritto, che non annichilisca e frantumi la dignità della persona, ma che la liberi in un progressivo percorso di benessere, di autodeterminazione e di libertà delle scelte.

    Per la giustizia sostanziale, contro la finta legalità formale che si cela dietro la repressione e apre alla torsione autoritaria.

    Per il rispetto dei diritti essenziali e inviolabili. Per il diritto alla vita, all’autonomia, alla formazione, contro ogni forma di negazione dei diritti che si nasconde dietro il pareggio di bilancio, la costruzione del debito, il rispetto dei vincoli di finanza.

    Per un’autonomia costruita dal basso, contro l’autonomia differenziata mascherata dal rafforzamento dei privilegi.

    Per la salvaguardia dell’ambiente e l’attenzione al cambiamento climatico, l’accesso all’acqua e al cibo, per l’ossigeno bene comune.

    Per le opere utili e necessarie (risanamento ambientale, difesa idrogeologica delle coste, bonifiche, franosità dei versanti, opere di mitigazione, salvaguardia dei beni culturali…) contro le grandi opere inutili (TAV, MOSE, MUOS, trivelle, gasdotto transadriatico….).

    Per la promozione di attività produttive ecologicamente compatibili, che consentano un’economia circolare e un riuso efficiente delle risorse, senza intaccare l‘equilibrio degli ecosistemi, delle biodiversità e la loro capacità di rigenerarsi.

    Per un ruolo centrale del Mediterraneo, nodo di antica cultura e proiezione di civiltà, nella costruzione della pace e di una nuova visione politica.

    Per l’affermazione di percorsi di democrazia partecipativa, di neomunicipalismo e di costruzione di nuove istituzioni.

    Per la messa al centro delle istanze, delle proiezioni, dei desideri delle collettività, contro ogni pianificazione autoreferenziale ed astratta, privatistica e clientelare.

    Per la valorizzazione dei beni della collettività e delle generazioni che verranno, contro la svendita del patrimonio pubblico, dei servizi e delle reti.

    Per la promozione degli usi civici, dei processi di redditività civica, per la distribuzione di sovranità, per l’affermazione dei beni comuni.

    Per la promozione di uno sviluppo e un’economia dei beni comuni, intesi quali beni sottratti all’uso esclusivo e pienamente funzionali all’esercizio dei diritti delle collettività, garantendo a tutti l’accesso alle risorse che regolano la vita delle città e impegnandosi a costruire filiere e infrastrutture di comunità.

    Per una redistribuzione delle risorse e la costruzione di un fondo sociale di coesione per i diritti delle giovani generazioni.

    Per un grande piano sociale e di solidarietà intergenerazionale, che conferisca dignità alle lavoratrici e ai lavoratori, ad altezza di ogni legittima aspettativa.

    Per un vasto programma pubblico che rilanci l’occupazione, rompendo una camicia di forza insostenibile, fatta di tagli di trasferimenti dallo Stato, di misure di austerità, di vincoli derivanti dal patto di stabilità interno, di spending rewiew.

    Per un vasto ripensamento della spesa sociale volta a garantire diritti universali (sanità, scuola, università, trasporti), contro la finanza parassitaria, che poggia sul trasferimento di prerogative dalle istituzioni pubbliche ai soggetti privati, dediti a speculazioni finanziarie.

    Per la costruzione di ponti per la pace, contro ogni politica basata sulla costruzione del rancore, il commercio e il finanziamento delle armi.

    Per la promozione di una ricerca autenticamente libera, svincolata dai criteri di produzione dell’Asn nazionale e dai dettami accademici, il cui prevalente interesse si stringe da troppo tempo su politiche di veicolazione delle carriere e su un nefasto esercizio del potere.

    Per il riconoscimento del ruolo delle città, istituzioni di prossimità, e delle collettività, contro l’establishment dei poteri forti e gli interessi che si annidano nelle politiche veicolate dalle lobbies.

    Per l’autonomia delle città, contro i carrozzoni burocratici e le pastoie delle Regioni.

    Per l’equità sociale e il rispetto delle istituzioni, contro ogni compromesso morale della politica che si piega alle banche e alle lobbies.

    Per una politica che lavori con le mani pulite alla costruzione di un’esistenza libera e dignitosa, contro le corruzioni e le mafie.

    Per l’affermazione della democrazia, per la fine di ogni violenza istituzionale, palese o celata.

    Per l’attuazione concreta della Costituzione, i cui principi sono inscritti nelle istituzioni democratiche e nella dignità di chi ha sacrificato la propria vita per liberare il Paese dal nazifascismo.

    Per una messa al centro della persona, con il suo carico emozionale, il suo immaginario collettivo, la sua relazionalità profonda e trasformatrice, nel suo confluire in un progetto sociale di diritti, di solidarietà, di creatività, di immaginazione del futuro.

    Per l’autonomia e la democrazia: demA.

  • Punti del programma

    • Cambiamento climatico e ambiente
    • Infrastrutture e opere utili
    • L’Italia a diverse velocità: mobilità sostenibile
    • Valorizzazione del patrimonio pubblico
    • ll laboratorio Napoli
    • Neomunicipalismo, democrazia partecipativa e beni comuni
    • Nuove economie e debito
    • Spesa pubblica e politiche del lavoro
    • Libertà civili e diritti
    • Attuare la Costituzione
    • Reti di città
    • Costruire la pace
    • Formazione e ricerca
    • Diritto alla salute
    • Parità di genere e autodeterminazione