La Lega Nord sta realizzando la tanto agognata secessione, supportata dalle richieste messe nero su bianco dal Primo Ministro Gentiloni nel febbraio di un anno fa. E questa volta non ci sono manifestazioni folckloristiche a fare da contorno, come l’ampolla di Pontida o le improvvisate riunioni di camicie verdi in qualche centralissima piazza di Venezia, né c’entrano nulla le sparate retoriche esagerate alla Bossi. Fanno dannatamente sul serio e stanno mettendo a definitivo rischio l’unità nazionale dell’Italia.

La pericolosità del disegno che stanno preparando a danno delle competenze e dei bilanci dello Stato, a danno del Sud e del Centro, a danno del Paese è evidente. E quello slogan “prima gli italiani”, continuamente sparato ovunque in questo clima da perenne campagna elettorale, assume il sapore beffardo di chi l’Italia la sta riducendo a brandelli. Serva e soggiogata dagli interessi dei più danarosi, condannando a morte chi non ha soldi a sufficienza e non ha la possibilità di garantirsi servizi adeguati.

Cosa pretendono questi pericolosi eversivi? Soldi, tanti soldi, svuotando le casse e le competenze dei ministeri, per trasferire tutto al controllo regionale. Parliamo, per esempio, di circa 200.000 dipendenti della scuola, che passerebbero in un nuovo ruolo, sotto la diretta dipendenza della regione in cui fanno la professione, con un controllo di 8 miliardi di euro.

Inoltre, Lombardia e Veneto chiedono mani libere sul fisco, e cioè la totale possibilità di scegliere sulle aliquote fiscali locali. Così come chiedono di essere separate dai conti dello Stato rispetto alle regole sul pareggio di bilancio, maledettamente inserito nell’articolo 81 della Costituzione, che a questo punto vigerebbe per tutto il paese, e in particolare continuerebbe a strozzare proprio le realtà più deboli; enti locali che pur avendo avanzi di cassa non possono spendere quando ne avrebbero bisogno per migliorare servizi e fare investimenti. Mentre Zaia e Fontana potrebbero fare quello che vogliono senza alcun vincolo né regola.

È già abbastanza, vero? Sì, ma non è finita qui. Chiedono autonomia in sanità su ticket e farmaci, sulla compartecipazione della spesa in sanità per i cittadini; sulle politiche del lavoro, sugli incentivi alle assunzioni. Così come chiedono di fare da sé per la cassa integrazione guadagni, o di utilizzare i fondi della cassa integrazione in deroga anche per incentivare le imprese del territorio.

A questo si aggiunge che l’Emilia Romagna a trazione PD non ha esitato a schierarsi con le regioni secessioniste, così come un De Luca redivivo cerca con un colpo di mano tramite la richiesta a nome della Campania di far parte del gioco e spartirsi il bottino.

Di fronte a questo scempio, abbiamo il dovere di alzare la voce e condivido in pieno la scelta di De Magistris ieri con la sua presenza di conferenza stampa protesta davanti Montecitorio. C’è da chiedersi, ma Nogarin perché è silente? Perché il M5S che ha preso tanti voti nel sud e centro Italia non ferma questo scempio della nostra Costituzione ? La poltrona del Ministro Di Maio e gli altri del M5S vale di più della difesa dell’unità del nostro paese ?

Noi faremo di tutto per ciò che è nelle nostre possibilità, con iniziative a Livorno e i nostri riferimenti in Regione Toscana e in Parlamento per provare a evitare fino all’ultimo secondo utile, che venga fatta carta straccia dell’unità del paese e dei principi materiali e formali della Costituzione. Quella carta che abbiamo difeso, oggi è di nuovo fortemente a rischio e invitiamo lo stesso Sindaco Nogarin (sempre che una candidatura all’Europee valga di più) a prendere in considerazioni le ripercussioni che questa legge avrà per la Toscana e la nostra città.

Ci ritroveremo strangolati all’inizio fra due blocchi distinti, divisi fra cittadini di serie A e cittadini di serie B, nord e sud, garantiti e non sappiamo bene poi quale sarà il destino di una Livorno già troppo povera e debole per competere.

Agorà dem-A Livorno

 

 

 

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