Lo scorso anno, in occasione della presentazione della Nota di Aggiornamento al DEF, esprimemmo la visione del Movimento: a favore di alcuni principi espressi, ma assolutamente critici nei confronti delle modalità irresponsabilmente propagandistiche, esponendo il sistema Italia ad un rischio troppo elevato verso risultati equitativi puramente astratti.

Gli azzardi su cui erano basati i calcoli del DEF si sono dimostrati tali, sia perché il PIL non cresce quanto previsto; sia per un tasso di inflazione previsto in aumento che in realtà ha confermato il trend in decremento dal 2017; sia perché lo spread non diminuisce, come previsto dal DEF, bensì, invece, conferma la sua stabilità oltre i 200 punti percentuali (ormai prossimo ai 300); sia perché le Esportazioni previste in aumento, tardano a crescere.

I risultati attesi, che noi presagivamo già come insoddisfacenti, si stanno realizzando come una vera e propria debacle. Ne sono indice i dati sconfortanti che provengono da istituti ed osservatori a cui il Governo ha risposto solo con una sequenza di promesse di una flat tax progressiva (sic) e di un reddito di cittadinanza il cui testo di conversione ha dimenticato i maggiorenni, le cui prime erogazioni sono per importi assolutamente irrisori.

Per quanto riguarda, poi, le insufficienti fonti di copertura, il Governo ha barattato l’aumento dell’IVA (sul cui futuro rialzo siamo convinti non sia comunque detta l’ultima parola) con ingenti tagli alla spesa pubblica (2 miliardi di Euro resteranno già congelati nel secondo semestre del 2019) ed i tagli al, seppure esiguo, stato sociale (compresi gli 80 euro sui redditi fino ai 26.000 euro lordi). Da questi non è difficile immaginare chi ne sarà svantaggiato, visto che lo Stato Sociale serve ai poveri più che ai ricchi, agli ultimi e non a chi le disponibilità economiche ce le ha già e visto, soprattutto, che a questo Governo non interessa realmente fare la lotta alle mafie ed all’evasione fiscale se i fondi destinati a tal fine sono sempre più irrisori.

Nel frattempo il Sud, come le altre zone disagiate del paese, continua ad essere assente nelle politiche di sviluppo, mentre il Regionalismo differenziato, a vantaggio delle aree del ricco Nord, diventa un impegno inderogabile, sancito addirittura nel DEF.

demA si oppone fermamente ad una futura manovra con queste premesse. La redistribuzione di redditi e patrimoni, ribadiamo, avviene sì, ma verso l’alto.

demA ribadisce la propria visione: servono poche misure semplici: una reale lotta all’evasione fiscale, (siamo i primi al mondo secondo la recente indagine dell’Istituto Tax Research LPP, con 190 miliardi di Eur di evasione); una reale manovra espansiva che innalzi i redditi da lavoro, non mediante prebende elettorali, puramente illusorie, ma mediante la restituzione di dignità al lavoro che deve essere sempre adeguatamente retribuito;

demA sostiene che fermare l’accumulazione dei patrimoni non è solo giusto, ma anche economicamente conveniente: redistribuire conviene poiché solo così si incentiva la velocità di circolazione di merci, denaro e persone.

demA sottolinea, inoltre, che non si può prescindere da una campagna di investimenti pubblici in infrastrutture e strutture di servizio allo sviluppo economico, in zone in cui queste sono praticamente assenti e dove il fattore moltiplicativo per lo sviluppo è assolutamente più potente

demA evidenzia, infine, che si oppone all’Europa dell’austerity costruita con logiche puramente finanziarie e mira a ricostruire un’Europa basata sui principi dell’Equità. Solo garantendo eguaglianza sostanziale nei punti di partenza, nelle possibilità, nelle disponibilità, si può guardare al futuro con speranza. In alternativa si è destinati solamente ad un mercato di merci e capitali asfittico e iniquo che reitererà effetti non solo socialmente tali, ma anche economicamente svantaggiosi.

Movimento demA

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