Si parte male secondo i dati statistici emessi dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

All’analisi delle richieste risultano effetti iniqui che richiederebbero un rapido intervento correttivo.

Risulta che le domande per l’accesso al reddito di cittadinanza interessino i giovani under 25 solo per il 3%, il 23% rappresenta le richieste provenienti da persone di età compresa tra i 25 ed i 45 anni mentre i richiedenti tra i 45 ed i 67 anni risultano 61 %. Gli over 67 invece rappresentano il 13%.

Il dato è il risultato della previsione normativa del decreto art. 2 comma 5 lettera b, per la quale fino a 26 anni i figli sono considerati fiscalmente a carico del nucleo familiare se non hanno i requisiti reddituali previsti dalla normativa irpef, se non sono coniugati e se non hanno figli.

Non rileva per il minore di 26 anni la vita fuori dalle mura di casa, perché sarà incluso nel nucleo familiare e potrà beneficiare del reddito solo in maniera inferiore e solo se il nucleo familiare abbia un reddito inferiore ai 9360 euro.

La previsione normativa danneggia fortemente i Neet italiani, categoria non impegnata in percorsi lavorativi o di formazione.

Parliamo per i soli minori di 26 anni di circa 1,3 milioni di giovani.

La previsione se raffrontata ai dati statistici per i quali otto giovani under 30 su dieci vivono ancora in casa con i genitori, dimostra come si sia artificiosamente creato un criterio escludente per ridurre la platea degli aventi diritto, riducendo di conseguenza le domande e gli esborsi da parte dello Stato.

La  misura è particolarmente iniqua per le famiglie che percepiscono redditi di poco superiori alla soglia di 9360 euro annui, che si trovano in questo caso a dover affrontare da sole il peso del mantenimento dei figli e vedranno ancora più lontana la speranza di collocamento dei figli che a causa dei criteri restrittivi del reddito si troveranno esclusi anche dalle possibilità offerte dai centri per l’impiego che preferiranno sicuramente il collocamento dei percettori del reddito, così come gli imprenditori per via del cumulo di vantaggi fiscali.

Il Dipartimento Giovani del Movimento DEMA evidenzia pertanto l’incongruenza auspicando una celere revisione in senso inclusivo.

Federico Ciancio / Responsabile nazionale giovani Movimento demA

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