Ieri pomeriggio è stata approvata dalla Camera dei Deputati, con una maggioranza bulgara (553 voti favorevoli, 12 contrari e 2 astenuti), la cosiddetta “riforma Fraccaro”, che prende il nome dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e che prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 #deputati e da 315 a 200 #senatori. Inoltre questa riforma prevede la riduzione dei parlamentari eletti all’estero, che passeranno da 12 a 8 deputati e da 6 a 4 senatori.
La riforma, fortemente voluta dal Movimento5Stelle, è stata approvata anche da PD, Italia Viva, Liberi e Uguali, Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Hanno votato contro +Europa e Noi con l’Italia. Prima del voto il PD ha chiesto il rispetto di quattro punti: il voto al Senato esteso a coloro che hanno compiuto 18 anni, la diminuzione di un terzo del numero dei delegati regionali per eleggere il Capo dello Stato, la modifica della base territoriale di elezione del Senato da regionale a pluriregionale e la riforma elettorale.
Per noi questa riforma elettorale, più che tagliare il numero dei parlamentari, restringe gli spazi della Democrazia.
Non si determinerà alcuna imponente riduzione dei costi della politica come si afferma continuamente, 57 milioni di euro all’anno corrispondono ad un euro all’anno per ogni Italiano.
Il problema vero è che il taglio verticale del numero dei parlamentari produce un effetto distorsivo nella rappresentanza: infatti le soglie di sbarramento passeranno dal 3% fino al 10%-20% con effetti ben immaginabili.
Inoltre i collegi elettorali, soprattutto al Senato, diventano così enormi da aumentare la distanza tra eletti ed elettori. In particolare, al Senato la maggioranza delle regioni italiane non eleggerà più di 4 senatori nei collegi proporzionali e più di 3 nei collegi uninominali.
Verrà, inoltre, preclusa la rappresentanza dei territori più piccoli perché riducendo il numero di rappresentanti, i territori più piccoli avranno meno rappresentanti. E per lo stesso motivo verranno tagliate fuori anche le minoranze linguistiche.
La nostra valutazione è che, se attuata, questa riforma indebolirà il Parlamento con un consequenziale rafforzamento dell’Esecutivo.
Questa riforma entrerà in vigore solo se entro tre mesi non sia stato proposto un referendum confermativo considerato che si tratta di una riforma costituzionale e per tale motivo è stata approvata due volte alla Camera e due volte al Senato.
Un tempo utile per sviluppare un dibattito adeguato nel Paese.
Maria Giovanna Castaldo – Responsabile Nazionale Dipartimento Giustizia
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