Il Parlamento è in procinto di varare l’ennesima legge elettorale delle nomine che non rispetta la Costituzione, il Rosatellum, pallido limite all’Italicum e al Porcellum. Ancora una legge elettorale, approvata a meno di un anno dal voto legislativo, capace di far scegliere almeno due terzi dei parlamentari alle segreterie dei partiti, senza alcun controllo popolare. Si tratta di un attacco alla democrazia, a tutti i movimenti autonomi, comitati, associazioni che si sono battuti, oltre che ai diritti dei cittadini di scegliersi i propri rappresentanti territoriali. Ma anche un attacco a tutte le raccomandazioni sulla democrazia interna nei partiti, non ultime quelle del DL 149/2013, che sono ampiamente contraddette. Il Rosatellum è una legge che verrà dichiarata incostituzionale. Gli italiani che il 4 dicembre hanno respinto la riforma costituzionale proposta dal governo Renzi hanno dato un messaggio chiaro: la sovranità popolare è il principio cardine del nostro vivere civile, è il fondamento della nostra comunità nazionale. Minare questo, è contribuire in maniera determinante alla sfiducia nelle Istituzioni. Per il disprezzo per le autonomie manifestato da Renzi, Berlusconi, Salvini e Alfano è giunto il momento di una grande mobilitazione popolare.

La legge elettorale in arrivo garantisce alle segreterie di partito il controllo assoluto dei rappresentanti del popolo, blindando le candidature e ricattando gli eletti per assicurarsi il consenso. Il territorio nazionale verrà diviso in collegi uninominali e plurinominali così che i Parlamentari siano scelti dai partiti in maniera matematica. I 630 seggi della camera sarebbero divisi tra 232 eletti in collegi uninominali (dove ci sarà un solo candidato per coalizione ed il più votato sarà eletto). e 386 eletti in collegi plurinominali (da definirsi in seguito con legge delega) e 12 nella circoscrizione estero. Secondo le prescrizioni del Rosatellum, ogni collegio plurinominale (circa 65 ) non potrà eleggere più di 7-8 deputati (considerando i collegi che accorpino le aree regionali più popolose). Questo significa automaticamente la cooptazione dei futuri eletti da parte delle segreterie di partito. I listini infatti sono corti e assolutamente bloccati, il Partito Democratico truffa la Consulta che aveva proibito i listini bloccati in collegi grandi, riconoscendo la necessità di preferenze. Gli eletti del PD, per nulla rispettosi della Corte, hanno ristretto la dimensione dei collegi così da poter scegliere nelle segreterie i futuri eletti, privando i cittadini della possibilità di esprimere le preferenze, un trucco auto conservativo in attesa dell’ennesima pronuncia di incostituzionalità. Per garantire infatti l’elezioni dei capibastone, si sono assicurati la possibilità delle pluricandidature, per le quali un candidato potrà presentarsi in un collegio uninominale e fino a tre collegi plurinominali contemporaneamente. Al Senato stessa storia, 102 collegi uninominali e 207 plurinominali, 6 alla circoscrizione estero ed anche qui il voto verrebbe annichilito. Ipotizzando che in un collegio un candidato prenda anche un solo voto più degli avversari, a nulla varrebbero le indicazioni di tutti gli altri cittadini, il seggio verrebbe assegnato a lui in un’ottica iper maggioritaria, tipica dei sistemi anglosassoni, che mal si conciliano con il nostro Paese.

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