È venuto il momento dell’unità delle forze che vogliono finalmente attuare in pieno la Costituzione e, quindi, è giunta l’ora della costruzione di un fronte popolare democratico. È il periodo storico giusto per realizzare un campo largo, senza confini politici predeterminati, senza recinti tradizionali. Non è un quarto polo, non si deve ricostruire il collage delle fotografie già viste e sconfitte. È il luogo questo in cui l’ingresso è vietato solo a mafiosi, corrotti, corruttori, fascisti e razzisti. Per il resto è vietato vietare. È un luogo includente e pieno di passione politica, ma non è nemmeno, però, il minestrone della politica. È un campo d’azione in cui si devono ritrovare e connettere quelli che in questi anni con i fatti non hanno tradito e non certo quelli che sono la causa della venuta di un periodo così buio della nostra Repubblica. Per passare dalla notte all’alba della democrazia si devono alleare e coalizzare quelli che difendono ed attuano la Costituzione, soprattutto facendolo dal basso. Persone che ogni giorno sono in lotta per i diritti, che lottano per la difesa dei territori dalle distruzioni ambientali e dalle opere pubbliche dannose, che resistono contro le organizzazioni criminali e contro le mafie di Stato.

Organizzazioni di base, associazioni, comitati, movimenti, militanti politici, sindaci, amministratori, eletti dal popolo che provano ogni giorno, pagando anche sulla propria pelle il prezzo di ogni forma di violenza, da quella fisica a quella istituzionale, a rimuovere gli ostacoli che impediscono la realizzazione dell’uguaglianza e della giustizia. La prima linea di questa grande coalizione civica popolare deve essere fatta da tutti quelli che con il pensiero e soprattutto con l’azione hanno dimostrato di essere contro il Sistema, contro le politiche liberiste, contro le oligarchie, contro le corruzioni e le mafie, contro la distruzione dei beni comuni. Rivoluzione nel nostro Paese significa rottura del sistema ed affidabilità e capacità di governo. Questo serve ai lavoratori come ai disoccupati, agli studenti come agli imprenditori. Questo fa paura ai prenditori, alla casta, ai mafiosi. La rivoluzione si fa nelle piazze, nei comizi, nei social, ma poi è necessaria la funzione rivoluzionaria del diritto quando governi con competenza e coraggio. I rivoluzionari a chiacchiere e i traditori sono linfa per il sistema. Il diritto serve non solo e non tanto a sanzionare, ma ad attuare i primi diritti, quelli scritti nella Costituzione. Il diritto è necessario per realizzare l’acqua pubblica; il diritto serve per impedire gli sgomberi dei luoghi liberati e per dare dignità giuridica ai luoghi dell’autogoverno; il diritto non deve punire gli ultimi colpevoli di essere poveri, altrimenti è solo mera legalità ma non è giustizia, ma serve per dare diritti a chi diritti non ha. Il diritto insieme all’altra economia ha funzione servente per l’emancipazione dei popoli. Il diritto è il più potente strumento di trasformazione sociale se interpretato in maniera costituzionalmente orientata e se si connette con le masse popolari.

Si deve, quindi, costruire l’alternativa morale, sociale, giuridica, economica e politica. È alla nostra portata, prima che sia troppo tardi. È l’alternativa del nuovo umanesimo. Per un Paese coeso ed unito nella valorizzazione delle differenze e delle autonomie senza più discriminazioni territoriali. Per un’Italia che punta allo sviluppo della persona umana nel pieno rispetto della natura. Per un’Europa dei diritti e dei popoli, per fermare l’Europa dei fascismi, degli egoismi, delle mura e del filo spinato, per cambiare anche l’Europa delle oligarchie e delle tecnocrazie. Costruire un entusiasmante ed energico fronte popolare in cui solidarietà e fratellanza sono fattori indissolubili delle comunità, in cui per essere felici bisogna sconfiggere gli oppressori e non dare la caccia agli oppressi. In tanti luoghi si resiste e si realizzano laboratori in cui ci si oppone al sistema. Ma è venuto davvero il momento di metterci insieme. Napoli è, ad esempio, una grande roccaforte di resistenza e resilienza, dove ci siamo opposti al sistema costruendo un’alternativa dal basso, ma oggi avvertiamo l’esigenza di andare oltre i confini di una città senza confini e passare al contrattacco e, per farlo, dobbiamo unire le lotte. Per essere tutti più uniti e forti. Per organizzare una coalizione solida che ha le sue fondamenta nella difesa e nell’attuazione della Costituzione bisogna essere onesti, autonomi, liberi, coraggiosi, innamorati, visionari, un po’ folli tanto da voler combattere un sistema che ha impedito per 70 anni la piena attuazione della Costituzione.

Noi siamo imbattibili perché non abbiamo un prezzo e non siamo in vendita. L’alternativa è possibile, lo abbiamo dimostrato a Napoli, città tra le più difficili al mondo da governare e lo abbiamo fatto senza soldi attuando la rivoluzione culturale e del capitale umano che, oggi, produce anche economia e lavoro non controllate dal sistema politica/affari. La nostra alternativa è quella di vivere in una società senza insopportabili disuguaglianze, senza mafie e corruzioni dilaganti, dove prioritaria è la messa in sicurezza del nostro stupendo Paese e dei suoi abitanti non mettendoli gli uni contro gli altri e distruggendo le nostre terre, ma ripartendo dalla nostra potenza culturale e dalle nostre capacità di costruire un mondo migliore. Per la civiltà dell’amore contro le comunità dell’odio e del rancore. Con la volontà possiamo arrivare dove oggi sembra impossibile. Per costruire una coalizione pronta per ogni sfida per realizzare libertà, uguaglianza, solidarietà e giustizia.

Vi aspettiamo il 1 dicembre a Roma, alle ore 10, al teatro Italia (via Bari, Roma). Da qui si parte uniti per un lungo viaggio per consolidare la resistenza e per organizzare il contrattacco. Uniti per i Diritti, per la Giustizia, per la Costituzione, per il Popolo.

Luigi de Magistris

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