Intervista a Luigi de Magistris – Un’ alternativa a sinistra, Non è tempo di restare a guardare
di Stefano Galieni
Left, 30 novembre 2018, pagg 7-11
L’ incontro promosso dal sindaco di Napoli Luigi de Magistris che si tiene a Roma, al Teatro Italia in questo 1 dicembre, è il prodotto di un percorso che parte da lontano.
Da tempo, il presidente di demA ha dichiarato di voler costruire un fronte ampio, democratico, in opposizione al governo e alle politiche nazionali ed europee determinate da un ben più ampio arco di forze. Nei mesi passati si sono svolti incontri con forze politiche, di movimento, associative, realtà civiche per trovare convergenze. Ne ragioniamo con de Magistris per capirne le prospettive future. E diamo come punto di partenza le piazze che a novembre hanno visto proteste contro il ddl Pillon e il decreto Salvini, per il diritto allo studio, fino alla oceanica manifestazione di Non una di meno del 24 novembre. Piazze piene ancora prive di reale rappresentanza politica.
Il movimento a cui allude il sindaco di Napoli può diventarne punto di riferimento?
Io lo vedo da tempo. C’è una opposizione sociale forte in questo Paese, e anche opposizione “di governo”, penso all’esperienza napoletana. Noi stiamo lavorando per costruire una alternativa politica direttamente dai basso. Non ci interessa parlare di “quarto polo”, puntiamo ad una alternativa che è fatta da movimenti, associazioni, storie di lotta, reti di militanti, amministratori, laboratori politici come quello di Napoli che rappresentano esperienze importanti nel Paese. Mi piacciono molto queste piazze che attraversiamo e che rappresentano anche la nostra storia.
Rispetto alle questioni determinate sia dalle politiche xenofobe che dai contenuti del decreto Salvini, ora convertito in legge, da sindaco e magari in futuro con un ruolo politico di livello nazionale o europeo, cosa intendi fare?
La nostra esperienza insegna che costruendo comunità aperta realizzi felicità. Abbiamo dimostrato che l’infelicità non è causata dalla persona o dal colore della pelle diverso ma dagli oppressori e quindi dal “sistema”. Questo governo è in continuità col sistema che crea diseguaglianza e infelicità. La nostra linea è proprio quella che le persone possono restare insieme e abbattere oligarchie e strutture societarie e politiche verticiste. Noi ovviamente continueremo a mantenere i “porti aperti”. Chiudere i porti alla salvezza delle persone è un segno del disumano e, con i nostri poveri mezzi, continueremo ad accogliere. Napoli lo sta già dimostrando. Il suo riscatto sta avvenendo attraverso la cultura e nella cultura ci sono tutti gli elementi di contaminazione fra i popoli. Napoli non sarebbe quello che è stata nella storia e che sta diventando sempre più in questi tempi se non avesse in sé la miscela, l’incontro fra culture e popoli.
Da ex magistrato pensi che ci sia modo di opporsi all’applicazione della legge Salvini?
Bisogna opporsi in vari modi. Il primo è cercando di far valer i suoi profili di incostituzionalità. Poi quello che noi abbiamo sempre fatto, interpretare le leggi solo in maniera costituzionalmente orientata. Credo che siamo l’esperienza amministrativa d’Italia che più ha applicato la disobbedienza nei confronti di leggi ordinarie in violazione della Costituzione e che più applicava i doveri costituzionali. Può sembrare un ossimoro ma non lo è. Saremmo disobbedienti obbedienti, abbiamo praticato disobbedienza amministrativa a leggi incostituzionali senza aspettare referendum o la Corte Costituzionale. Compete anche ai sindaci non applicare leggi in manifesta violazione della Costituzione. E attenzione, questa legge ha profili di pericolosità estrema non solo nella parte sull’immigrazione, ma anche quando definisce contrazioni delle libertà civili alla democrazia diffusa. Alcuni esempi come l’aumento della pena per “blocco stradale”, bastano interpretazioni un po’ zelanti delle piazze che hai citato prima e qualcuno potrebbe arrestare i manifestanti in flagranza, o le norme per “invasione di terreni e occupazioni”, la possibilità di effettuare intercettazioni per captare il dissenso nei luoghi in cui c’è maggiore energia politica. Mi sembra un disegno molto raffinato che non è frutto solo di Salvini, che neanche ci arriva. Vuol dire che dietro si sta muovendo un apparato per preparare una torsione autoritaria e fra qualche mese capiremo come verrà esercitata.
Restando ancora nella piazza cosa pensi della manifestazione delle donne indetta da Non una di meno?
Il no alla violenza sulle donne è un tema attualissimo. Parla del livello e non solo della quantità di episodi, le cui dimensioni sono davvero inquietanti. Ma credo che quella piazza abbia detto anche altro. Propone una società fondata sull’eguaglianza dei diritti, sulla giustizia sociale, senza razzismi e patriarcato, di amore contro l’odio. Ci leggo il messaggio di costruzione di un modello di vita diverso. Contro la cultura dell’apparenza, della mercificazione del corpo, della donna oggetto, del Grande fratello.
Un modello che punta sulla centralità della persona, in questo caso della donna, e quindi il messaggio che vedo forte nell’insieme di queste lotte è quello della rivoluzione alla ricerca di un nuovo umanesimo. L’essere che predomina sull’avere, la persona al centro rispetto a logiche di tipo commercialistico finanziario.
Prima le persone e non prima alcune categorie di persone. Un messaggio ribadito sabato scorso dalle donne, così come nelle tante mobilitazioni delle trans, di chi ha diverso orientamento sessuale. Questa per me è la centralità del progetto che parte da Napoli che è una “città mondo”. Voglio dirlo con umiltà, non voglio farla apparire come capitale mondiale. Ma il suo riscatto, in una città senza soldi, governata senza un euro, parte dalla centralità delle persone e ha come protagonisti i giovani e le donne.
Veniamo a questa assemblea che hai promosso a Roma. Cosa ti aspetti?
Posso dirti la verità? Non lo so e non ci penso nemmeno. L’appello con cui l’abbiamo indetta è stato un atto di generosità, io faccio il sindaco a tempo pieno, ma da quello che vedo nel Paese, con questo vento nero di governo e di maggioranza parlamentare, noi ci siamo chiesti cosa fare. È nato questo percorso come hai detto tu, questo appello e quindi vediamoci, vediamo chi viene. Vediamo se c’è una volontà più ampia per costruire un progetto politico, una alternativa su scala nazionale ed europea che cominci a mettere insieme questi pezzi che esistono nel Paese e che ho incrociato. Pezzi importanti che si sono manifestati nel referendum del 4 dicembre 2016, in lotte, importanti come quelle contro le grandi opere, per i beni comuni, di esperienze cittadine importanti. Vediamo se c’è la capacità e non è facile, di far convergere queste autonomie. Se il segnale sarà qualitativamente e quantitativamente significativo, dal giorno dopo bisogna costruire un altro metodo, di confronto e quindi di un percorso che non vedo come prioritariamente elettorale, quello viene dopo. E innanzitutto costruire il progetto politico, un campo largo che può portare ad una coalizione civica, nazionale ed europea che agirà quando potrà essere pronto. L’assemblea sarà importante. Se dovesse andar male frenerebbe l’entusiasmo che c’è in molti di noi ma non ci scoraggerà, andremo avanti. Se invece dovesse arrivare, come anche io auspico, un messaggio di energia altra, non solo napoletana, allora capiremo che il momento è maturo per costruire finalmente un qualcosa che in Italia non si è mai visto. Sicuramente non è il “quarto polo” o esperienze che elettrici ed elettori hanno già sonoramente bocciato. La nostra assemblea non vuole essere l’ennesima chiamata alle armi di esperienze anche belle che ci sono state ma poi non sono riuscite a produrre quello di cui c’era bisogno.
Credi si siano sciolte le condizioni che ponevi per far si che alle elezioni europee avremo qualcosa di significativo realizzato insieme?
A questa domanda risponderò dopo l’assemblea perché il lavoro fatto è stato buono. Ci sono ancora molti nodi, qualcuno si potrà plasticamente sciogliere il primo dicembre. Bisogna essere umili e generosi verso un progetto. Se qualcuno pensa di essere depositario di una verità settaria o manifesta vocazione minoritaria, beh, questo non aiuta. In questi giorni ho trovato la voglia di mettere in campo esperienze visibili. Questo è il nodo più importante che abbiamo posto: mettere insieme storie credibili che abbiano la capacità di riconoscere che la nostra generosità, il mio appello, non significa che ci sia un leader precostituito, nè che ci sia una gerarchia, ma che la nostra esperienza e la mia persona sono opportunità per essere calamità politica che metta tutti insieme nello stesso luogo. Sono convinto che interverranno anche persone importanti e credibili per la storia che rappresentano. Belle esperienze, diverse anche geograficamente. Se non si coglie questo aspetto che altre volte non c’è stato si commette, secondo me, un grave errore. Noi non abbiamo l’esigenza di poltrone, si tratta di mettersi a disposizione di un progetto, e a chi ha dubbi chiedo di venire a vedere per capire perché non è tempo di restare spettatori indifferenti o passivi.
Quello che definisci è un contesto plurale al cui interno ci sono anche forze politiche, come PRC e SI. E’ possibile che la generosità di cui parli non imponga di rinunciare ad appartenenze e soggettività?
Finora, ho trovato un atteggiamento complessivo corretto. Alcune forze politiche, come quando mi candidai a sindaco di Napoli, hanno capito che questa è una grande opportunità, Hanno capito che c’è un progetto rivoluzionario che mette insieme rottura del sistema e prospettive di governo del Paese, di cambiamento vero, di attuazione della Costituzione e ci vogliono stare sapendo che non può essere “Rivoluzione civile” o , “Arcobaleno”. Uno spazio in cui si può stare con passione civica e umiltà, anche non assumendo, per il momento, un atteggiamento di visibilità immediata ma in un progetto ampio e plurale in cui ognuno viene con la propria storia. Non c’è dubbio che al suo interno ci siano i militanti politici e la storia delle organizzazioni politiche, dei movimenti sociali, degli amministratori locali, delle reti civiche. Ci sono mondi che non si riconoscono nella radicalità di sinistra ma che sono impegnati nel Terzo settore. Io faccio sempre l’esempio di Napoli che è l’esperienza più a sinistra che si sia realizzata negli ultimi trenta, quaranta anni nel nostro Paese in termini di “cose di sinistra” fatte. Ma la coalizione con cui governiamo e una fetta di chi ci ha eletto non avrebbe mai votato a sinistra, se non ci fossi stato io, se non ci fossimo stati noi come progetto di credibilità di alternativa. Questa cosa è stata colta. Pensando alle elezioni europee, credi che si possa definire in quale campo si andrà a schierare questo progetto? Non mi fare questa domanda, non solo per scaramanzia ma perché allo stato attuale non ci sono ancora le condizioni per dire che noi saremo sicuramente in campo. A questa domanda potrò rispondere solo dopo il primo dicembre perché prima va creato il progetto politico. Poco tempo dopo ci sarà una risposta vera oggi è una domanda prematura.
Pensi che il valore dell’esperienza napoletana sia in sintonia anche al Nord?
Non solo l’esperienza napoletana ma la mia storia, le lotte, il mio profilo di politico (due anni a Bruxelles, ndr), di sindaco e di magistrato mi hanno garantito un profilo europeo e nazionale. Quando mi candidai alle europee nel 2009 arrivai primo come numero di preferenze dopo Berlusconi che era ineleggibile e presi molti voti nel Nord Ovest e nel Nord Est. Il mio profilo non è circoscrivibile nei confini napoletani. Anche perché il nostro tipo di modello, fatte le dovute differenze, si potrebbe applicare a Torino come a Palermo.
Se decidiamo di accelerare, le condizioni ci sono, anche per le elezioni europee se acceleriamo.
In chiusura: prosegue» parallelamente, il lavoro di confronto e costruzione di buone pratiche con altri sindaci europei?
Certo perché questa è l’Europa che vogliamo costruire: dei popoli, dei diritti, dal basso, delle città. Ci sono contatti e iniziative congiunte, questa è una delle strade messe in campo per farla realmente. 
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