In una nota diffusa da Arcelor Mittal, il gruppo franco-indiano ha annunciato la volontà di rescindere dall’accordo del 31 ottobre 2018. La multinazionale spiega il suo passo indietro e chiede ai commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività dell’Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione.
Nella lettera della multinazionale si sottolinea come il contratto preveda che, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale, la società abbia il diritto contrattuale di recedere dallo stesso contratto.
In pratica ad Arcelor Mittal non è andato giù che il Parlamento italiano abbia eliminato la protezione legale necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando così la comunicazione di recesso. Il tema è, quindi, l’eliminazione del cosiddetto <scudo penale> ad Arcelor Mittal che potrebbe essere anche un mero pretesto da parte del gruppo industriale per tirarsi indietro.

La politica nazionale, ovviamente non resta a guardare, ma ci teniamo ad evidenziare in particolare la presa di posizione del leader della Lega Nord e per noi primo nemico del Sud, Matteo Salvini, che da bravo avvoltoio qual’è si è subito lanciato sulla notizia, dichiarando che “è stato un errore gravissimo” cancellare l’articolo 14 del decreto <salva imprese> dimenticandosi però o mentendo sapendo di mentire, che lo scudo penale è stato tolto ad Arcelor Mittal nel giugno 2019 durante il primo Governo Conte, ossia mentre lui era ministro dell’interno, nel cosiddetto “decreto Crescita“. Salvini conferma di andare come va il vento, pertanto a noi piacerebbe molto vederlo un giorno al quartiere Tamburi durante un “wind day”.
Siete mai stati al quartiere Tamburi di Taranto durante un “wind day“? Sapete cos’è un “wind day”? Qualcuno potrebbe pensare che si tratta della promozione di qualche compagnia di telefonia, invece si tratta di particolari giornate ventose, durante le quali le persone devono restare chiuse in casa perché ogni qual volta soffiano venti di tramontana o di maestrale, il movimento dell’aria fa sì che le polveri accatastate nel parco minerali dell’Ilva si disperdano sulla città a partire proprio dal rione Tamburi, che si trova adiacente all’acciaieria ed è funestato da alti tassi di incidenza e mortalità per diverse malattie. Queste sono le condizioni che favoriscono la diffusione di inquinanti di origine industriale, in particolare di PM10 e benzo(a)pirene che è uno degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA) composti, che si originano principalmente dalla combustione incompleta in impianti industriali. Gli IPA sono in massima parte assorbiti e veicolati dalle particelle carboniose (fuliggine) emesse dalle stesse fonti emissive (ILVA) e presentano attività cancerogena.

Ecco a noi piacerebbe vedere Salvini (e chiunque altro politico sostenga che l’Ilva non vada chiusa), a respirare l’aria che tutti i giorni respirano i bambini del Tamburi e ci piacerebbe tanto vederlo coperto della nera fuliggine che continua a trasportare morte e a coprire la dignità di un popolo che non merita più di essere minacciato e ricattato dalla politica, ogni volta con lo spauracchio della perdita del lavoro. Per noi l’Ilva va chiusa senza se e senza ma, lo sosteniamo da sempre, lo abbiamo fatto quando siamo stati a Taranto per sostenere la candidatura a Sindaco di Vincenzo Fornaro e lo sosteniamo ora a prescindere se chiuderà o meno per questo cavillo burocratico che farà rescindere dall’accordo il gruppo industriale Acrcelor Mittal. Siamo per un piano occupazionale da impiegare nella completa dismissione dello stabilimento, che tuteli e garantisca l’impiego degli attuali posti di lavoro e l’assunzione di nuovi sicuramente necessari. Siamo per avviare un piano strategico per Taranto che preveda sostenibilità e sviluppo ambientale, una strada che garantisce sia la salute degli abitanti che la creazione di una nuova economia basata sul turismo. Si può fare, si deve fare!

Rosario Di Lorenzo
Segreteria nazionale demA

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