Qualche settimana fa il Ministro dell’Interno Salvini ha incontrato il Primo Ministro Ungherese Orban per avviare un processo di alleanza tra il governo italiano e quello ungherese. Il rapporto tra i due leader della destra europea populista sembra basarsi su ammirazione reciproca, e sulla condivisione di certe ideologie sovraniste, nazionaliste e xenofobe.

Salvini ha dunque scelto il suo alleato politico. A questo punto è legittimo chiedersi dove sta trascinando l’Italia, e se sia accettabile che un Ministro degli Interni scelga di allearsi con il Primo Ministro di un governo contro cui il Parlamento Europeo ha per la prima volta nella storia dell’Unione Europea attivato l’articolo 7 del TUE per violazione dello Stato di diritto.

Non c’è forse accusa più grave che possa essere mossa a un governo all’interno dell’Unione Europea. Le violazioni dello stato di diritto addebitate al governo ungherese sono numerose e gravissime, e sono state perpetuate attraverso una serie di riforme costituzionali e leggi che hanno trasformato l’Ungheria da democrazia a regime semi-autoritario. Esse sono consistite prettamente in attacchi alla stampa, alla magistratura, alle minoranze etniche, alle organizzazioni non governative. A questo si aggiunge un elevato tasso di corruzione, che avrebbe favorito l’ascesa sociale ed economica di soggetti legati al partito di Orban.

Sono 448 i parlamentari che hanno votato a favore, 197 i contrari, e 48 gli astenuti. Ma senza dubbio spicca, tra quelli che si sono schierati a favore di Orban, la compattezza di due formazioni politiche italiane: la Lega e Forza Italia. Questo voto ce la dice lunga su quello che questi partiti sono disposti a sacrificare pur di preservare delle alleanze improponibili, e su quello che giudicano irrilevante: la democrazia e lo stato di diritto. Queste forze stanno tentando di trascinare l’Italia all’interno del blocco dei paesi europei semi-autoritari, isolandola e facendole perdere il suo ruolo di paese fondatore dell’Unione Europea. Questo scenario risulta del tutto inaccettabile per un paese come il nostro, che ha combattuto duramente per lasciarsi alle spalle un passato doloroso, e dotandosi di una costituzione ha scelto inequivocabilmente lo stato di diritto.

Sorprende pure il voto dell’altra forza politica attualmente al governo in Italia, i 5 stelle, a favore dell’attivazione dell’articolo 7. Questo voto svela tutta la fragilità dell’alleanza delle forze al governo in Italia, e l’ambiguità a questo punto insostenibile che sta caratterizzando la politica dei 5 stelle su troppi temi importanti. Significa che i 5 stelle in Europa condannano le alleanze tessute dalla Lega, con cui però sono comunque disposti a fare compromessi per governare, e che sconfessano le politiche di immigrazione poste in essere da Salvini, che consentono invece di attuare nel nostro paese. E a nulla serve l’alibi del contratto di governo: il voto europeo è una dimostrazione di forte incoerenza e opportunismo, che mostra in Europa tutta la debolezza del governo italiano e mette fortemente a rischio la sua credibilità sul piano internazionale.

Nonostante tutto, possiamo dire che oggi è una giornata buona per l’Europa: finalmente la sua istituzione democratica per eccellenza che è il Parlamento Europeo si è pronunciata con un atto politico, dimostrando di avere ben chiaro, nonostante le spaccature interne, quali sono i valori fondamentali dell’Unione Europea. E’ stata espressa insomma una volontà politica di arginare e stigmatizzare quegli Stati membri che violano lo stato di diritto, rafforzando nel contempo il ruolo dell’Europa come garante sovranazionale della democrazia. Forse l’Europa non ha ancora gli strumenti per imporre questa volontà, e bisognerà attendere la pronuncia del Consiglio, ma è necessario proseguire su questa strada soprattutto in questo momento storico in cui in molti Stati membri c’è una pericolosa deriva nazionalista e xenofoba, e sembrano mancare gli argini per arrestarla.

Alessandra Sardu
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Responsabile Dipartimento Estero demA
alessandra.sardu@dem-a.it

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