Diritto al lavoro e diritto alla salute non possono essere contrapposti. Compito della politica, a tutti i livelli, sarebbe quello di assicurare la loro coesistenza evitando il predominio di questa logica ricattatoria e schiavista che contrasta con una democrazia compiuta, fondata sulla Costituzione che al suo articolo primo disegna una Repubblica fondata sul lavoro.

Non è stato fatto nel caso dell’Ilva di Taranto, così come non è stato fatto in passato a Bagnoli e in tante altre realtà del nostro Paese. La politica, anche nella sua versione governativa e ministeriale, si è macchiata di assenza rispetto a questo suo doveroso compito; per dimostrare la sua presenza, invece, nell’offrire copertura alle lobby affaristico- industriali che, per perseguire la sola logica del profitto, hanno messo a rischio ambiente e salute. Una copertura data anche per mezzo di atti formali, come la concessione delle certificazioni e delle autorizzazioni ambientali e produttive, su pressione di vertici industriali che, certo, non si sono distinti nel garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, come avvenuto a Taranto.

Di questa colpa imprenditoriale, così come dell’assenza inaccettabile della politica, troppo sbilanciata a tutelare opacamente gli interessi economici a sacrificio della salute di lavoratori e cittadini, raccontano l’inchiesta e le intercettazioni che stanno emergendo riguardo al caso del’Ilva. Ed è qui che si incardina il paradosso tutto italiano: il Paese dovrebbe ringraziare la magistratura che coraggiosamente lotta a difesa della salute di cittadini e lavoratori, perchè unico obiettivo dovrebbe ora essere quello di garantire la ripresa dell’attività dell’industria di Taranto in piena sicurezza ambientale.

Invece, ancora una volta, la risposta della politica, insieme a quella del governo, consiste nel proporre normative stringenti contro le intercettazioni, spuntando un’arma investigativa preziosa per i magistrati e le forze dell’ordine, oppure nell’avanzare ricorsi alla Corte costituzionale contro atti giudiziari. Taranto e l’Ilva, quanto sta accadendo in quella città così martoriata sul piano ambientale, raccontano poi di una triste e tragica frattura fra vittime: lavoratori contro cittadini, lavoratori contro lavoratori, cittadini contro cittadini. Il ferimento e il disarticolarsi di una comunità a cui la politica non ha dato risposta, come sarebbe stato invece suo compito fare.

Per questo ci auguriamo che le indicazioni ambientali della magistratura, riguardo alla produzione dell’Ilva, siano rispettate e che si garantisca la ripresa dell’attività produttiva nel rispetto della salute di una intera comunità. Con il governo pronto a sostenere, anche sul piano finanziario, questo sforzo e questo obiettivo, come democrazia richiede. Lo chiediamo anche rispetto all’impegno che vari esecutivi si sono assunti per la rimozione della colmata e la bonifica dei fondali marini di Bagnoli. Democrazia piena, dunque, da Taranto a Napoli a Casale Monferrato, cioè in tutta Italia.

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