Ieri 12 settembre presso la sede nazionale demA, il movimento politico fondato da Luigi de Magistris, è stato presentato il primo ciclo di incontri di formazione politica. Ad illustrare i dettagli del programma, Paola Pastorino, Componente del Coordinamento Nazionale, e Marco Cocifoglia, Componente della Segreteria Politica Nazionale demA.
Gli incontri, nati da un’idea del Segretario Nazionale Enrico Panini, sono rivolti ad elette ed eletti, iscritti ed iscritte, simpatizzanti/e e militanti, che intendono arricchire le loro conoscenze istituzionali ed accrescere le loro competenze relative al “sapere politico“. In un momento difficile e complesso come quello attuale, in cui la politica stenta a comunicare con le nuove generazioni, e dove il metodo populista la fa da padrone, il ruolo della formazione diventa essenziale, perché attraverso essa si attiva una consapevolezza del presente, con uno sguardo al passato, ed un’apertura verso il futuro. La formazione è anche un momento di riflessione, per aprirsi verso nuove modalità di azione, per cambiare il modo di pensare e di relazionarsi con gli altri, ma anche per conoscere i propri punti di forza e di debolezza.
Per tali motivi, gli incontri di formazione politica di demA sono concepiti come un luogo di riflessione, un momento di dibattito e confronto aperto ai grandi temi del mondo contemporaneo – il lavoro, la questione sociale, l’autonomia, i beni comuni, la questione del femminismo e dell’ambiente, il grande tema del Sud, le politiche dell’abitare – dove esperti, intellettuali e politici si confrontano con attivisti, militanti, amministratori e testimoni dei territori, che, quotidianamente, affrontano il disagio.
Otto, al momento, sono gli incontri previsti in calendario. Il primo appuntamento è stato dedicato al regionalismo differenziato, e a far da relatore il Prof. Sandro Staiano, docente di Diritto Costituzionale, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Napoli “Federico II” e Coordinatore dell’Osservatorio sul Regionalismo Differenziato.
Dopo un breve excursus su come, sul finire della passata legislatura, le tre Regioni settentrionali – Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – hanno messo in opera iniziative intese a ottenere le forme e condizioni particolari di regionalismo differenziato, il Professore Staiano ha sottolineato come l’intento del disegno di legge è quello di drenare verso i territori del Nord – e verso gli apparati politico-istituzionali in essi operanti – la quasi totalità delle risorse provenienti dalla fiscalità generale, cioè le entrate da tributi erariali versati. La “giustificazione” di tanto è “trattenere” in ciascuna Regione la ricchezza in essa prodotta, azzerando il «residuo fiscale», cioè la differenza tra quanto pagato dai contribuenti residenti nella Regione e la mole, presunta inferiore, di quanto trasferito dallo Stato. Si tratta, dunque, di una pulsione egoistica che rende ciechi alle conseguenze derivanti dal non certo auspicabile compimento di un simile progetto: la disarticolazione del welfare italiano, come sistema nazionale universalistico; la compromissione del modello economico, per la severa restrizione del mercato interno prodotta dal deterioramento delle condizioni del Mezzogiorno. Non secondario sottolineare che quanto proposto è in irrimediabile contrasto con il quadro costituzionale, dal quale deriva l’obbligo di ridurre le diseguaglianze; di garantire i livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali; di adempiere i doveri inderogabili di solidarietà, anche attraverso strumenti perequativi; di assicurare la tenuta del sistema di finanza pubblica, in riferimento all’ordinamento dello Stato, delle Regioni e degli altri enti territoriali.
L’allarme suscitato dal disegno, inoltre, si fa ancora più intenso se si pone mente alle misure di “differenziazione” che riguardano il sistema universitario (e dell’istruzione in genere), la ricerca scientifica e la sanità: dimensioni tutte che costituiscono l’ossatura dell’unità e della coesione della Repubblica. Il rischio, insomma, è di determinare un indebolimento della scuola nelle Regioni del Mezzogiorno e dunque delle speranze di emancipazione e progresso connesse al buon funzionamento della intera filiera formativa che lega la scuola all’università.
Per tutto questo, conclude il Professore Staiano, di fronte alla minaccia rappresentata dal progetto di differenziazione che è oggi in campo, dall’Ateneo federiciano è partita l’idea di costituire un Osservatorio contro il Regionalismo differenziato che ha “il fine di mettere a disposizione del decisore politico il contributo critico, scientificamente fondato, delle Università”.
Si è trattato di un incontro importante e di grande interesse che anticipa di fatto la nascita di una vera e propria scuola residenziale di cultura e formazione politica della quale il movimento demA ne ha già affidato la direzione e che partirà a breve. Per info scrivere a nfo@associazionedema.it.

Movimento demA

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