De Magistris: “Difendiamo Gratteri dall’isolamento”
Il Fatto Quotidiano

Cultore del pensiero di Giovan Battista Vico, Luigi de Magistris in questi giorni sta rileggendo la Teoria dei corsi e ricorsi storici. La lettura delle cronache sull’inchiesta “Rinascita” della Procura di Catanzaro diretta da Nicola Gratteri, un pensiero al suo lavoro di pm nell ‘ inferno calabro, la riflessione sulle teorie del filosofo napoletano.

Corsi e ricorsi, sindaco

Già, gli stessi nomi, lo stesso contesto, l ‘ identico sistema di relazioni politico-massonico-mafiose che avevo individuato nelle mie inchieste di 12 anni fa. Penso al ruolo strategico da un punto di vista di contestazioni criminali, dell’avvocato Giancarlo Pittelli. Non dimentichiamolo, già deputato, poi senatore, già coordinatore di Forza Italia in Calabria. E penso anche a Nicola Adamo, il primo imputato nella mia inchiesta Why Not, uomo potentissimo nel Pd.
Ma vorrei che le analogie con la mia vicenda di magistrato si fermassero qui. Quello che bisogna assolutamente impedire è che si riproduca la tecnica dello strangolamento istituzionale di chi sta portando avanti l ‘ inchiesta.

Lo strangolamento di Gratteri, per capirci.

La differenza con la mia esperienza è che io ero un sostituto procuratore isolato, con un procuratore che invece di guardarmi le spalle mi accoltellava, Gratteri è invece il procuratore capo che tutela i suoi sostituti. Ma ciò non elimina il pericolo concreto di un sabotaggio delle indagini e dell’isolamento dei magistrati, compreso Gratteri.

Lei fu isolato e attaccato ?

Lo denuncio da 12 anni. Il Csm eliminò chi indagava sul sistema criminale e lasciò quello stesso sistema, che aveva al suo interno molti magistrati, impunito e libero di agire. Il procuratore generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, giudica “evanescenti” le inchieste di Gratteri. Un brutto attacco. Anche qui corsi e ricorsi. Io ho avuto la prima ispezione nel gennaio 2005 dal capo dell’ispettorato dell’epoca, Arcibaldo Miller, che si presentò dicendomi di stare sereno. Finì nel 2008 il giorno della mia cacciata da Catanzaro.
Il tutto accompagnato dal più alto numero di interrogazioni parlamentari contro un magistrato mai registrate nella storia della Repubblica. Lupacchini fu il primo estensore di quelle ispezioni che cominciarono con l’inchiesta sul caso Reggio, quando io indagai e arrestai Paolo Romeo per fatti di mafia.

Stiamo parlando dell’avvocato ritenuto il Salvo Lima dello Stretto

Esattamente. Anche in quel caso il sistema sul quale indagavo vedeva insieme politici, magistrati, esponenti dei servizi e massoneria. Come feci gli arresti, novembre 2004, pochi mesi dopo arrivò l ‘ ispezione di Lupacchini. Con tutto il rispetto per lui non ho un ricordo positivo.

Dodici anni dopo quei personaggi e quel contesto già individuati non sono stati colpiti e hanno continuato a esercitare il potere in modo indisturbato.

È così. Il comandante dei carabinieri, Giorgio Naselli, ora arrestato, all’epoca fu mandato a Catanzaro insieme al maggiore Grazioli. Capii subito che non erano arrivati per darmi una mano con le inchieste: di Pittelli avevo ricostruito intrecci e affari, ma il suo legame col procuratore dell’epoca trionfò su tutto; l’ex governatore Chiaravalloti disse che mi avrebbe costretto a difendermi dalle loro accuse per tutta la vita; alcuni nomi del clan Mancuso comparivano nelle mie inchieste. Il Csm sapeva tutto: prima di condannarmi, in I Commissione furono ascoltati i magistrati di Salerno, che sottolinearono la correttezza del mio agire e lanciarono un allarme sugli ambienti che volevano fermarmi.

Come finì?

Il Csm accelerò il processo disciplinare a mio carico e dopo dieci giorni mi trasferirono. Il via libera fu dato da Giorgio Napolitano, capo dello Stato, e da Nicola Mancino, vicepresidente del Csm. Si inventarono la guerra tra procure. Eravamo arrivati a livelli molto alti.

Cosa la colpisce?

Che nessuno, anche dopo l’inchiesta di Gratteri, chieda scusa.

Il danno prodotto alla Calabria da questo sistema rimasto impunito fino a oggi… è devastante.

All’epoca un calabrese mi disse: dottore hanno colpito lei, ma il danno lo hanno fatto a quei 100 mila calabresi che hanno firmato contro il suo trasferimento. Hanno colpito l’idea stessa dello Stato democratico.

Anche Gratteri rischia l’isolamento e non si vedono 100 mila calabresi mobilitati.

Non vedo grandi prese di posizione. Il silenzio rischia di far vincere quei pezzi di Stato corrotti che vogliono strangolare l’inchiesta.

In Calabria si vota, i partiti terranno conto del verminaio scoperto da questa inchiesta?

Dalle liste capiremo se i partiti avranno la forza di affrancarsi dalla massomafia, quel sistema che vede insieme politici, borghesia mafiosa, logge e ‘ndrangheta.

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