Non c’è scorciatoia possibile: l’alternativa si costruisce creando legami sociali solidali, relazioni comunitarie paritarie, reciproche, mutuali, cooperative. L’alternativa politica è il frutto di “pratiche costanti e passioni positive” (Paul Ginsborg). L’alternativa nasce dal basso, dalle pratiche sociali di liberazione dai condizionamenti eteronomi e di affermazione di una capacità di autogoverno comunitaria. Il movimento per l’affermazione di un programma politico di trasformazione della società deve quindi nascere dall’interno delle esperienze reali esistenti nei territori, nei luoghi di lavoro e di vita, tra le donne, i giovani, i lavoratori, gli abitanti.

In questo senso si afferma nei fatti un modo diverso di fare politica che pone la rappresentanza al servizio dell’autorganizzazione dei movimenti sociali. Pensiamo a Non una di meno, ai Fridays for Future, alle Sardine, a Extinction Rebellion, alle Ong che accolgono i migranti… solo nell’ultimo anno. Un movimento politico, quindi, non dovrebbe essere ossessionato dai confronti elettorali e ancor meno dall’aspirazione al governo: pensiamo ad una forza politica che riesca a trovare la giusta combinazione tra azione sociale autonoma e capacità di condizionamento nell’arena della rappresentanza politica. La storia della sinistra ha dimostrato che si possono ottenere grandi conquiste sociali anche dall’opposizione e, viceversa, che le peggiori batoste alle classi popolari sono state giustificate proprio dalla presenza della sinistra al governo.

Contributo alla piattaforma programmatica di: Laura Di Lucia Coletti (insegnante), Alvise Marin (tecnico informatico), Guido Pullia (psichiatra), Cristiano Gasparetto (architetto), Filippomaria Pontani (docente di filologia classica), Massimo Renno (cooperazione equa e solidale), Odino Franceschini (insegnante) e Paolo Cacciari (giornalista).

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