Salvini insulta il sud sostenendo che chi non vuole l’autonomia rinforzata delle regioni del nord leghista difende gli incapaci e i ladri. Ecco, sono affermazioni di cui avevamo bisogno, proprio per esemplificare perché abbiamo OTTIME ragioni a opporci al disegno autonomista portato avanti dal Governo, perché abbiamo sacrosanti motivi di temere le conseguenze di una spaccatura del Paese nel campo dell’istruzione e della cultura. La vera anima che si nasconde dietro tante chiacchiere dei governatori leghisti è sempre quella primigenia: il Sud è sprecone e ladro, al Nord si lavora, si guadagna e ci si merita più ricchezza. Ora, immaginiamo questi eccelsi contenuti di pensiero nelle aule scolastiche, o tradotti in programmi culturali che esaltino il buon Dio Po, un vero faticatore, e possibilmente oscurino Quattro Giornate e Resistenza e voilà, il gioco è fatto. L’Italia della Costituzione ex articolo 3 non esiste più. Perché è la cultura a tenerla in piedi, e le picconate che arrivano da banalizzazioni distorte come questa non vanno sottovalutate.

Sia chiaro, non vogliamo mica drammatizzare: siamo tristemente abituati all’argomentare per stereotipi e volgarità del vicepremier – dalla “zingaraccia” alle ONG farabutte che aiutano gli scafisti –  e di una discreta parte dell’attuale compagine di governo, siamo abituati da tempo ancor più antico (ricordate Berlusconi e il diritto di evadere le tasse?) ad un argomentare che sfuggendo ai fatti, ai numeri, all’inequivocabile univocità delle cifre (che ci dicono, ad esempio, che in proporzione si evade più in Toscana che al Sud) o, ancor peggio, rigettando la complessità delle analisi storico-sociali che spiegano la differenza tra nord e sud, tra poveri e ricchi, si ispira invece alla battuta da bar, parla all’intestino del rancoroso e trasforma in frase (anzi in tweet) il suo rutto.

No, non chiediamo a Salvini di leggere e comprendere quanto sia falsa, anche agli occhi dei tecnici che hanno svolto le proprie analisi in sede di Commissione bicamerale, nonché di un numero spropositato di studiosi ed esperti di storia, di economia, di diritto, l’idea che l’autonomia premi l’efficienza, o che la spesa storica sia un valore da perseguire (tradotto in:  chi ha di più  merita di più , chi ha di meno se lo merita!): piuttosto ringraziamo il vicepremier per averci dato un chiaro esempio di quel che significherebbe per i cittadini del Sud, o forse dell’intera Italia ad eccezione delle regioni interessate dal furore autonomista, affidare al pensiero politico della Lega l’applicazione degli articoli 116,117,118 e 119 della Costituzione: i quali, al di là di tutto,  mentre consentono ambiti di maggiore autonomia regionale, insistono sui diritti ai servizi,  sulla perequazione, sui livelli essenziali per tutti. Chiacchiere per Salvini: da una parte i buoni, dall’altra i ladri.

Ebbene, specie dopo l’ennesimo schiaffo alla civiltà del diritto contenuto nel decreto sicurezza bis, è ora che reagiamo a questi ladri di pensiero, di idee, di civiltà, di democrazia, di umanità, di senso, che rabbuiano l’anima del Paese e minacciano seriamente il suo futuro.

Annamaria Palmieri
Responsabile Nazionale Dipartimento Scuola e Università

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