La vicenda della chiusura, solo provvisoriamente sospesa, del centro culturale Angelo Mai, a Roma, rappresenta la più evidente ricaduta di una interpretazione patrimonialistica e utilitaristica, tipicamente neoliberista, degli spazi sociali cittadini. L’idea che ogni bene pubblico possa e debba essere finalizzato a produrre reddito e quindi essere passibile di vendita indipendentemente dall’uso sociale, culturale che può avere e dalle sue caratteristiche di bene comune e’ la conseguenza dell’uso politico del debito da un lato e della volontà premeditata, e dunque politica, di cancellazione degli spazi pubblici dall’altro. L’essere tipicamente un bene comune è appunto il valore peculiare dell’Angelo Mai, laboratorio che ha dato vita a prestigiose produzioni e ad attività culturali largamente riconosciute.
A Napoli, l’amministrazione ha saputo riconoscere il valore degli spazi sociali e garantire agibilità e continuità agli spazi liberati e autogestiti che rappresentano un importante elemento di arricchimento per la città e la sua vita culturale oltre che di aggregazione sociale. Alla luce dell’esperienza napoletana il movimento Dema e’ solidale con gli animatori dell’Angelo Mai e sollecita il comune di Roma a tutelare questo importante centro di attività culturali e sociali.

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