demA Alessandria continua a lottare affinché tutte le famiglie vengano accolte, sostenute e riconosciute.

Lo abbiamo ribadito anche sabato 30 marzo, in occasione della grande e partecipatissima manifestazione organizzata a Verona da Non Una Di Meno contro il Congresso Mondiale delle Famiglie, per ricordare che i diritti e la libertà di autodeterminazione delle donne e delle soggettività LGBT*QI+ non si toccano.
È l’amore che crea una famiglia, nonostante la politica e la burocrazia trasformino un atto dovuto in un percorso pieno di ostacoli e porte chiuse in faccia.

Purtroppo è accaduto ancora: abbiamo appreso che il Comune di Acqui Terme ha nuovamente rifiutato il riconoscimento di una famiglia omogenitoriale. Questa volta la piena genitorialità è stata negata a Monica e Giovanna, madri di due gemelli nati il 16 gennaio scorso. Dopo un primo diniego ricevuto dal Comune di Monastero Bormida, dove si erano unite civilmente lo scorso ottobre, si sono rivolte all’anagrafe di Acqui Terme, comune di residenza di Monica, ricevendo però una risposta verbale negativa.

La stessa situazione si era già verificata lo scorso novembre quando l’Ufficiale dello Stato Civile di Acqui negò la trascrizione dell’atto di nascita di un bambino nato da due mamme, una delle quali originaria di Acqui Terme, attualmente residenti a Barcellona. Fu proprio demA Alessandria a sollevare quel caso, rendendolo pubblico durante l’assemblea “È l’amore che crea una famiglia”, organizzata ad Acqui per accendere i riflettori su quella che consideriamo una battaglia di umanità, prima ancora che politica.

Grazie alla grande mobilitazione dei giorni successivi, oltre che alla determinazione e alla pazienza della famiglia del bambino, il Comune di Acqui dovette trascrivere l’atto di nascita. Il Sindaco Lorenzo Lucchini ci accusò ingiustamente di “strumentalizzare la vita delle persone” ma eravamo certi che la trascrizione di quell’atto non sarebbe stata così celere né scontata senza il nostro impegno; i fatti che apprendiamo oggi ci danno tristemente ragione. Auspicavamo che dopo un simile precedente altre famiglie omogenitoriali non avrebbero dovuto finire sulle pagine dei giornali per di vedersi riconosciuto un loro fondamentale diritto dal Comune di Acqui e invece scopriamo con sconcerto e amarezza che rispetto a novembre nulla è cambiato.

Intervistato dal quotidiano “La Stampa”, il Sindaco Lucchini prova a giustificare l’accaduto con risposte del tutto incomplete, imprecise e discutibili. Sostiene infatti che in questo caso il rifiuto sia dovuto perché, a differenza di quello verificatosi mesi fa, non si tratta della trascrizione di un atto di nascita estero ma dell’aggiunta del secondo genitore sull’atto di nascita di bambini nati e già registrati in Italia. Lucchini ignora o finge di ignorare che numerosi comuni italiani, amministrati da partiti di diversi colori politici (compreso il suo!), procedono già da mesi alla registrazione degli atti di nascita completi, ovvero con l’indicazione di entrambi i genitori, dei bambini nati in Italia da genitori dello stesso sesso. I Sindaci possono e devono farlo, senza interpellare il Prefetto come dice di voler fare Lucchini, perché l’anagrafe e lo stato civile di un comune dipendono direttamente da loro, non certo dai Prefetti.

Lucchini invita infine le famiglie omogenitoriali a rivolgersi in futuro direttamente a lui e non agli uffici comunali. Ne deduciamo quindi che l’amministrazione acquese non sia in grado di gestire e coordinare con coerenza ed efficacia i propri uffici tecnici, dirigenti e funzionari, fornendo un indirizzo politico chiaro e preciso. Tutti i cittadini, indipendentemente da sesso, identità di genere e orientamento sessuale, devono essere assistiti dagli uffici di un comune, senza essere costretti a chiedere l’intermediazione e l’intervento continuo dei politici. In caso contrario siamo di fronte a una palese discriminazione. Le famiglie omogenitoriali non sono “casi etici”, come afferma erroneamente Lucchini, e devono essere trattate come tutte le altre.

Per fortuna, Monica e Giovanna sono state accolte dal Sindaco di Calamandrana che ha trascritto entrambe come madri nel certificato di nascita dei loro due gemelli. Per Acqui invece si tratta dell’ennesima occasione mancata per riconoscere e ribadire la centralità e l’inviolabilità dei diritti umani.

Commenti
Post precedente

La Famiglia è dove c’è Amore!

Post successivo

demA vicino ai ricercatori del CNR in sciopero bianco

Commenti al post

Scrivi qui un tuo commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *